Se l'Iran saltasse il Mondiale, l'eventuale ripescaggio potrebbe riguardare l'Italia? Come stanno davvero le cose

La Fifa non ha vincoli per decidere, ma la situazione è molto complessa: ecco tutti gli scenari
Giulia Mazzi
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 Gli attacchi militari statunitensi e israeliani contro l’Iran iniziano ad avere anche le prime conseguenze sportive. Meramente sportive, ci mancherebbe, ma comunque concrete, con sport e politica legati a doppio filo. E iniziano a sorgere i primi interrogativi riguardo la partecipazione dell’Iran alle prossime manifestazioni sportive internazionali. Due su tutte: le Paralimpiadi e il Mondiale americano distante solo 99 giorni. A tre giorni dalla Cerimonia di Apertura all’Arena di Verona, il Comitato paralimpico internazionale garantisce sicurezza: «La nostra priorità assoluta è che gli atleti siano al centro della scena. Stiamo valutando l’impatto sulle operazioni dei Giochi, in particolare sui viaggi, anche se molte delle squadre sono già in Europa». Il presidente del Cip, Marco Giunio De Sanctis, non nasconde la difficoltà: «La sicurezza è un problema serio, c’è un po’ di paura e sarà aumentata la vigilanza per garantire la tutela di tutti». Riflettori puntati su Abolfazl Khatibi (23 anni, sci di fondo), unico rappresentante dell’Iran. In bilico anche la partecipazione dell’israeliana Sheina Vaspi (24 anni, sci alpino), non solo per ragioni politiche ma a causa di un blocco logistico con pochi precedenti. 

Iran fuori dal Mondiale, cosa potrebbe succedere

 Ma è il Mondiale di calcio, con inizio l’11 giugno, a destare i maggiori dubbi. Il presidente della federcalcio iraniana, Mehdi Taj, ha dichiarato di non sapere se la nazionale potrà giocare le partite negli Stati Uniti. «La cosa certa è che, dopo questo attacco, non possiamo aspettarci di guardare con speranza alla Coppa del Mondo», ha dichiarato al portale sportivo Varzesh3. L’Iran è stato inserito nel Gruppo G e giocherà le tre gare negli Stati Uniti: due al SoFi Stadium, casa dei Los Angeles Rams e Los Angeles Chargers, le due squadre di NFL, e una a Seattle. Possibile l’incrocio con la nazionale a stelle e strisce agli ottavi, nel caso in cui entrambe passassero come seconde nei rispettivi gironi.  Nel caso dell’Iran i problemi sono due: capire in che condizioni sarà il Paese da qui a giugno e se gli Usa concederanno il visto alla squadra. Lo scenario più probabile è che Teheran sia costretta a rinunciare al Mondiale per motivi logistici ma le conseguenze, sul piano pratico, sarebbero le stesse anche se si trattasse di un boicottaggio, cioè di un gesto politico. L’articolo 6.2 del regolamento della Fifa World Cup 2026, oltre a prevedere sanzioni economiche ed eventualmente anche sportive (come l’esclusione da future manifestazioni internazionali) per chi rinuncia al Mondiale, dà al governo di Infantino la più ampia discrezionalità sui criteri da adottare per la sostituzione di una squadra. Nessun vincolo, nemmeno di appartenenza alla medesima confederazione. Anche in ambienti Uefa, tuttavia, la questione non è stata ancora affrontata concretamente. In teoria la Fifa potrebbe pescare fra qualunque nazionale che non si è qualificata. Si tratterebbe in ogni caso di una scelta complicata anche dal punto di vista storico e politico, considerando che l’ultimo caso analogo risale al 1950 quando furono Scozia, Turchia, India e Francia a ritirarsi, ciascuna per motivi differenti.  L’anno scorso la Fifa ha dovuto decidere sui criteri per rimpiazzare i messicani del Leon, qualificati al Mondiale per Club ma poi esclusi per violazione del regolamento sulle comproprietà. In quel caso lo slot fu restituito alla Concacaf e il Los Angeles FC, sconfitto dal Leon nella finale regolare, vinse lo spareggio di ripescaggio con il Club América, la prima tra le escluse del torneo di qualificazione. Al di là del merito, la sensazione è che la priorità politica fosse quella di tutelare la confederazione nordamericana che ospitava il Mondiale per Club e che ora ospiterà il Mondiale 2026. 


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