Manca solo il calcio

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport-Stadio
Ivan Zazzaroni

Pubblicato il 30.03.2026, 07:28

Manca solo il calcio. Manca lo sport più popolare (e impopolare) del Paese.

Manca una parte della nostra storia, manca quello che un tempo era considerato il movimento leader, trascinante: è come se gli si fossero seccate le radici. Per fortuna non mancano soddisfazioni della stessa natura, ma d’altro genere. Che tuttavia non ci bastano: a questo punto vogliamo tutto.

Domani la Nazionale di Gattuso ha la possibilità di rendere indimenticabile il mese di marzo (anche) sul piano sportivo. È una grossa responsabilità, un ulteriore stimolo. Sono, questi, i giorni di Kimi Antonelli, al secondo, strepitoso trionfo consecutivo in F1, e continuano a essere quelli di Jannik Sinner; nelle moto Bezzecchi, Di Giannantonio e Bagnaia sono sempre più protagonisti e insomma l’Italia si conferma uno straordinario produttore di talenti. Perché anche Brignone, Goggia, Pirovano, Paolini, Musetti, Egonu, Ferrari, Tamberi, Fontana, Santambrogio, Paltrinieri, Menoncello e i tanti che non ho citato sono italianissimi e vincenti.

Nel calcio ripetiamo da anni che non riusciamo a esprimere più fenomeni come Baggio, Totti, Del Piero, Nesta, Maldini, Mancini, Baresi, Pirlo e allora affermo una volta di più che non sono i talenti a mancare, ma i dirigenti, i formatori, gli allenatori e probabilmente anche i media che lo raccontano male.

Niente è più comune, nel nostro calcio, di un potenziale sprecato. Un risultato a Zenica non sarebbe sufficiente a rimediare a tutte le pecche del settore, però è da lì che si può ripartire, possibilmente cambiando qualcuno. Oppure stravolgendo un modus operandi che - è dimostrato - non funziona.

Per Hubbard, e non solo, c’è qualcosa di molto più prezioso, raffinato e raro del talento. È il talento di riconoscere le persone di talento.