Un atto di responsabilità
Questo è il nostro saluto a Gabriele Gravina, il presidente della Figc più vincente (ops) e anche perdente (due Mondiali saltati) dall’agosto ’82 a oggi: nel 2006 la Figc era commissariata, ma nel 2021 in sella c’era lui. Gravina, o delle cose buone e delle meno buone: fece ripartire il campionato nel periodo del Covid sfidando i club e ricevendo il sostegno decisivo dell’allora numero 1 della Lega di A Dal Pino, e ha frenato per anni le mire di un paio di presidenti dell’opposizione strumentale.
Non ricordo altri massimi dirigenti della Federcalcio che, dimissionari, abbiano lasciato ai posteri una sorta di “testamento politico” . Gravina l’ha diffuso ieri. L’ho letto e lo considero non tanto una difesa del suo operato, visto che è fuori definitivamente e non può avere interesse a difendersi, quanto un atto di responsabilità e verità nei confronti dell’intero movimento.
Gravina ammette che i mali del calcio italiano sono evidenti e che - nella stragrande maggioranza dei casi - l’impossibilità di intervenire efficacemente, dovuta sia a fattori interni sia esterni al sistema, abbia fin qui preso il sopravvento sull’incapacità di individuare le possibili soluzioni.
Parliamo di tanti anni, non di mesi o giorni, e allora scattano le inevitabili domande al presidente uscente: se per la terza volta non andiamo ai Mondiali e all’improvviso ci ricorda che sono tante, quasi tutte, le cose che non funzionano, perché ha continuato a glorificare il nostro calcio? Lo prevedeva il ruolo? E, in particolare, perché ha sempre evidenziato i successi dei club e dei suoi dirigenti (non vinciamo la Champions dal 2010)? E ancora: perché ha enfatizzato i risultati delle nazionali giovanili, pur sapendo che l’Italia è un Paese per vecchi? Perché ha ribadito più volte che il concetto di plusvalenza è «fondamentale nell’economia di mercato» (844mila euro nel 2024/25) e che basarsi su supposizioni per colpire i club è “scivoloso”, senza tuttavia prendere le difese della Juve, unica condannata di un calcio votatosi alle plusvalenze? La procura ha per caso lavorato conto terzi (Ceferin)? Perché ha sottolineato che il sistema debba focalizzarsi principalmente sulla crescita economica e sulla sostenibilità finanziaria (perdita aggregata della Serie A 2024/2025 360 milioni) quando anche l’ultimo Report della Figc parla di 4,8 miliardi di debiti lordi a livello di club?
La risposta è spesso davanti agli occhi, soprattutto di chi ha seguito il percorso fin dall’inizio. In situazioni complesse, che coinvolgono relazioni interpersonali, scelte di adesione a determinati schieramenti, decisioni lavorative importanti, è necessario un approccio strutturato per evitare la decidofobia e la gestione dell’ansia. Le decisioni importanti spesso provocano un conflitto tra ragione e emozioni, rendendo necessaria una valutazione delle alternative, la soluzione semplice è solitamente legata all’essenziale: rispetto, coerenza e capacità di vivere il presente.
Riletto il documento e dopo aver apprezzato la colorita ma efficace sintesi di Dagospia (“La Figc? Non serve a un cazzo! Il presidente dimissionario certifica l’impotenza della Federazione, l’impossibilità di agire... Le riforme vengono bloccate da un firewall di norme”), consiglio al successore di Gravina, che non vorrei rimpiangere, di munirsi di elmetto, scudo, alabarda spaziale e di massicce dosi di ansiolitici.
