Serie A, Malagò alla conta dei voti: il nodo Lotito e il ruolo di Abete
La tentazione è quella di contarsi in assemblea dopo i contatti di questi giorni e una prima - efficacissima - raccolta firme. Ma il rischio è di trovarsi di fronte a una realtà diversa da quella immaginata, bruciando il profilo più accreditato tra quelli in gioco per la presidenza della Figc: Giovanni Malagò. Lunedì i 20 club della Serie A si ritroveranno faccia a faccia, a Milano, per cominciare a ragionare sul futuro della Federcalcio nella prospettiva di una Lega che vuole essere sempre più centrale nelle scelte. Si potrebbe arrivare già al voto per avanzare la candidatura dell’ex presidente del Coni, ma questa intenzione diventerà sostanza solo in presenza di una maggioranza bulgara. La Serie A può infatti far passare il nome di Malagò anche con 11 voti su 20, e ci riuscirebbe senza grossi sforzi, un numero così esiguo però denoterebbe una spaccatura interna che può indebolire lega e candidato, non uno qualsiasi per storia e prestigio.
Le strategie per la Federcalcio
Sono le big a dare le carte. Inter, Juve, Milan e Roma da tempo hanno stretto un patto: se nel recente passato hanno favorito il riavvicinamento della componente alla governance Gravina, adesso intendono costruire il consenso attorno a Malagò. A bordo è salito prima di tutti De Laurentiis, mentre Lotito avrebbe già preso le distanze e starebbe studiando una strategia per indebolire il fronte, tornando in sella come consigliere federale. La partita si gioca sui numeri. Se i “Mala-gol” fossero già 17-18 allora non esiterebbero a votare per blindarsi, anche se lunedì mancherebbe un mese alla scadenza fissata per presentare le candidature. Se, viceversa e come sembra, i convinti fossero un po’ meno, diciamo attorno ai 13-14, potrebbero aspettare. Nel frattempo, il presidente della LND Abete non avrebbe ancora sciolto le riserve ma sta dialogando in modo proficuo con le altre anime federali, infastidite dalla fuga in avanti di Via Rosellini. Abete è apprezzato e ascoltato da molti e, predicando l’unità d’intenti, potrebbe risultare decisivo anche senza candidarsi. Albertini e Tommasi sono dei profili graditi alle componenti tecniche (calciatori e allenatori), che stavolta non intendono indicare un candidato. La prospettiva del commissariamento della Figc, nel frattempo, continua a essere impraticabile con le norme attuali, ma c’è chi sostiene sia possibile se fossero le leghe a chiedere un intervento di Palazzo Chigi. Qualcuno si starebbe già prodigando in questa direzione, anche se c’è chi si dice pronto ad alzare una barricata. Il sistema vorrebbe autoregolarsi, ma non può commettere passi falsi nel prossimo mese: impantanarsi sulle candidature spianerebbe la strada al governo.
