L’Abete Faria: al nostro calcio serve unità

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Ivan Zazzaroni
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Giorno 11 dal terzo fallimento mondiale consecutivo della Nazionale. Succede tutto e il contrario di tutto. I club, che non ne vogliono proprio sapere di investire sui giovani italiani per darsi (e darci) un futuro, si sono messi sulle tracce di Lewandowski, Goretzka e Alisson che di un sedicenne potrebbero essere il padre polacco, il fratello maggiore tedesco e il padre brasiliano che non s’è assunto le responsabilità genitoriali.

Giovedì s’è sparsa la voce che Marotta starebbe lavorando per indicare Malagò quale candidato della Lega di A: cercherebbe una maggioranza larga quando gli potrebbero bastare gli undici, 12 voti su 20 che ha già.

Dalla Figc decaduta qualcuno ha subito agitato i numerini, oltre al nome di Albertini: per serietà, le componenti non dovrebbero ambire in alcun modo al post-Gravina essendo il prodotto delle scelte dello stesso Gravina. Ergo, corresponsabili. Potranno però spiegare il veto all’ipotesi Malagò che vorrebbe peraltro portare con sé Maldini o Costacurta.

Potrà farlo in particolare Giancarlo Abete, il più esperto e ascoltato della compagnia, al quale suggerisco - senza che per questo paghi né oggi né mai - di fare come l’abate Faria, strenuo promotore e difensore dell’unità d’Italia.

Nel frattempo Petrucci si è dichiarato favorevole a un ex calciatore, Abodi e Lotito al commissario e il leggendario Carraro ha detto che bisogna fare subito il ct, decisione che non può essere ritenuta di ordinaria amministrazione (impegna economicamente la federazione) e nemmeno indifferibile.

Se tutto va bene siamo rovinati sul serio.


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