Pagina 3 | Buffon dopo il fallimento dell'Italia: "È come un nonno da proteggere. E senza Totti o Baggio..."

Le parole dell'ex portiere ed ex capodelegazione dell'Italia: dal racconto della finale del Mondiale alla disfatta di Zenica

Gianluigi Buffon si è raccontato in una lunga intervista al Guardian presentando il suo nuovo libro "Saved". Libro che parte con l'immagine del suo ultimo giorno da portiere, nel maggio del 2023 ai playoff di Serie B con il Parma: "Mi strappano i guanti dalle mani e le mie nocche nude, arrossate e inzuppate di sudore, brillano alla luce al neon. Mi sento davvero morto dentro. Ho 45 anni e intorno a me molti dei miei compagni di squadra che camminano in pantaloncini verso gli spogliatoi potrebbero benissimo essere i miei figli". Buffon nell'intervista ha parlato proprio di quella sensazione che si prova dopo il ritiro: "Quando la giovinezza è finita, quando il tempo in cui ti senti forte e onnipotente è terminato, e i muscoli, le articolazioni e i riflessi iniziano a cedere, allora è davvero come morire".

Le parole di Buffon sul terzo Mondiale saltato

Buffon che dopo aver vinto da giocatore ha provato a dare il suo apporto anche da capo delegazione. Il suo rapporto con l'Italia è speciale: "La nazionale è come un nonno. C'è un'idea di eredità che implica che debba essere protetta con delicatezza. Il nonno ha bisogno di essere sostenuto". Inevitabile non parlare del terzo Mondiale saltato consecutivamente dall'Italia: "È una pagina dolorosa per il calcio italiano e per me. Se me l'avessero detto 12 anni fa, avrei risposto che è molto più facile vedere 1000 alieni intorno a me piuttosto che l'Italia non qualificarsi per tre tornei consecutivi. Ma questa è la realtà. Per superare questo ostacolo, dobbiamo capire perché si presentano delle difficoltà. Dobbiamo cambiare. Se analizziamo la situazione con chiarezza, abbiamo il potenziale per creare un futuro di gran lunga migliore. Ma se neghiamo l'esistenza del problema, quel problema rimarrà sempre presente".

"Mancano i Baggio, i Del Piero e i Totti"

Buffon ha poi analizzato le cause del declino del calcio italiano: "La prima è la globalizzazione, che ha permesso a tutte le squadre di essere molto competitive, e il livello medio di gioco si è alzato parecchio. In secondo luogo, fino a 15 anni fa, quando vincevamo, eravamo tatticamente superiori ai nostri avversari. E in terzo luogo, abbiamo dei giocatori fantastici, ma ciò che manca è il vero talento creativo come Baggio, Del Piero o Totti che un tempo ci aiutavano a vincere".


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"Nel 2003 e nel 2006 mi sentivo invincibile". Poi il racconto della testata di Zidane

Rivivendo la sua carriera, Buffon ha indicato quella del 2002-03 come la sua stagione migliore: "Ero in una forma superba, una sensazione che ho provato anche nel 2006 ai Mondiali. In quei momenti sembra che tutto sia perfettamente in ordine, ti senti quasi onnipotente e hai la percezione di essere imbattibile. Mi sentivo invincibile, ma il flusso di energia e la lucidità mentale sono molto difficili da spiegare. Non so cosa succeda dentro di te, ma vedi una tale chiarezza". Buffon arrivava a quel Mondiale dopo lo scandalo di Calciopoli: "La Nazionale era decisamente impopolare. Non è stato facile trovare la calma e la serenità per concentrarci sulla nostra priorità: giocare il Mondiale al meglio. Ma la vera differenza è che, quando ti guardi allo specchio, ti rendi conto di non essere un bugiardo. Sei fedele a te stesso. Sapevamo di non aver fatto nulla di male. Stavamo pagando un prezzo inspiegabile, ma l'ingiustizia ha tirato fuori il meglio di noi".

Buffon: "Con Zidane non ho mai parlato del 2006"

Poi la finale contro la Francia e quella parata stratosferica su Zidane: "Quando Zidane ha colpito la palla, l'ha fatto con una forza e una cattiveria incredibili. Sembrava che avesse colpito con il piede anziché con la testa, tanto era veloce. Sapevo che era convinto di aver segnato. Quindi era frustrato per la mia parata, ma, essendo l'incredibile campione che è, credo che alla fine abbia apprezzato anche il mio intervento". Passa poco tra quella parata e la testa contro Materazzi: "Ho sentito il tonfo. Se l'avesse fatto a qualcun altro, sarebbe stato messo KO. Ero scosso e combattuto tra emozioni contrastanti. Sapevo che quella sarebbe stata l'ultima partita di Zidane, ed era uno dei giocatori più grandi e di classe nella storia del calcio. E mi dispiaceva che la sua carriera finisse in quel modo". Da quella finale ovviamente i due si sono incontrati parecchie volte: "Credo che ci sia un bel rapporto basato sulla fiducia reciproca. Non ho mai voluto parlarne per rispetto. È un campione che ha vinto tutto, ma credo che in fondo sia sempre stata una situazione dolorosa ed è per questo che non volevo che se la ricordasse".


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Le "crepe" di Buffon

Buffon non ha mai nascosto le sue crepe: "Ho imparato che condividere le proprie debolezze e la propria vulnerabilità può essere sinonimo di forza, e ora mi sento più sicuro e più equilibrato. Mi sento a mio agio quando parlo di quanto sono stato vulnerabile. Durante quel periodo difficile, ho capito che parlare con le persone era una buona terapia". 

"Rimarrò sempre nel mondo del calcio"

Buffon conclude parlando del suo futuro e dei suoi figli: "È un compito impegnativo di per sé e ovviamente non sono stato molto presente nelle loro vite mentre giocavo a calcio". Ma il calcio non può lasciarlo: "È il mondo che conosco e capisco meglio. Quindi rimarrò sempre in un mondo in cui sono apprezzato e in cui posso esprimermi al meglio".


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Buffon non ha mai nascosto le sue crepe: "Ho imparato che condividere le proprie debolezze e la propria vulnerabilità può essere sinonimo di forza, e ora mi sento più sicuro e più equilibrato. Mi sento a mio agio quando parlo di quanto sono stato vulnerabile. Durante quel periodo difficile, ho capito che parlare con le persone era una buona terapia". 

"Rimarrò sempre nel mondo del calcio"

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