Spunta il codice segreto in sala Var, non solo bussate ma anche il 'Gioca Jouer'

A Lissone le decisioni sarebbero state "orchestrate" attraverso un sistema di comunicazione codificato
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Non ci sono solo le "bussate". In sala Var succedeva anche altro durante le partite. Arrivano altre rivelazioni molto interessanti, retroscena riportati dal quotidiano la Repubblica che raccontano di una sorta di codice segreto che comprendeva gesti e segnali per suggerire ai varisti come comportarsi in determinate occasioni. Un metodo ribattezzato "Gioca Jouer" come il famoso tormentone di Claudio Cecchetto. 

La sala Var condizionata dall'esterno

Ma come funzionava questo codice? In base a questa ricostruzione, una mano alzata indicava "non intervenire", il pugno chiuso significava "bisogna intervenire". In sostanza Rocchi diventava un direttore d'orchestra della stessa sala Var, pur non potendolo fare perché elemento "esterno" durante le partite. Un modo di fare vietato da regolamento, in sostanza. È questo ciò che emerge da uno dei tre capi di imputazione relativi alla partita tra Udinese e Parma del primo marzo, quando lo stesso designatore avrebbe condizionato l'addetto Var, Daniele Paterna. 

Il sistema "pugno-carta-forbice" raccontato da De Meo

A confermare tutto è l'ex arbitro Pasquale De Meo che ha raccontato all’AGI quello che nell’ambiente "tutti sapevano e vivevano con malumore", cioè che ci sarebbe stato un ‘codice’ che il designatore auto-sospeso Gianluca Rocchi, il supervisore Var Andrea Gervasoni e altri avrebbero utilizzato dalla vetrata della Sala Var di Lissone per comunicare con gli addetti al Var e correggere le loro decisioni ritenute sbagliate. "Erano gesti decisi nei raduni riservati degli arbitri che venivano stabiliti ogni settimana. Per esempio, uno era quello del 'pugno-carta-forbice'. Quella di fare dei gesti dalle vetrate era una consuetudine. Naturalmente era una cosa vietata dal protocollo. I Var e gli Avar erano designati e nessuno sarebbe potuto intervenire da fuori. E poi: perché in alcune partite scattava il 'pugno-mano-forbice' e in altre no? Così veniva falsato il campionato.

Secondo De Meo non sarebbe avvenuto per favorire una squadra o un’altra ma per tutelare le carriere di alcuni più di altri tra gli arbitri dal momento che un errore non corretto costava un punteggio più basso. Pasquale De Meo da due anni non è più un arbitro. "La mia storia assomiglia a quella di Domenico Rocca, anche a me venne archiviato un esposto dal procuratore federale Giuseppe Chiné, anche io presentai un esposto che è stato archiviato. La mia denuncia era nei confronti di Gianluca Rocchi, Daniele Orsato e degli arbitri Valeri e Orsato e venne archiviata - aggiunge De Meo che da due anni non arbitra più -. Oggi non ho niente da festeggiare ma sono contento che sia intervenuta una Procura ordinaria e che ci sarà un giudizio imparziale da parte di un organo super partes su quello che succedeva".


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