Il Catanzaro di Aquilani e l'onore dei vinti
Data troppo presto per scontata dopo il blitz al Ceravolo, la finale di ritorno ha aggiunto una straordinaria dose di emozioni indescrivibili e confermato tutto quanto di buono si è raccontato in questa stagione del Catanzaro. L’incursione di Jack nel primo tempo e la torsione da autentico goleador di Frosinini, dopo varie opportunità sfumate per imprecisione o eccessiva voglia di vincere, hanno finito per spingere nell’angolo un avversario surclassato mentalmente prima ancora che sul piano tattico, in una gara complicata per i meriti dei calabresi. La strategia attendista del Monza, questa volta, non ha funzionato; anzi, si è rivelata un propellente formidabile per gli ospiti, che hanno trovato energie e spazi per riaprire una contesa data per acquisita dopo le reti di Hernani e Caso. E invece no. La A è tornata contendibile, a ruoli ribaltati. Aquilani paga le indecisioni letali dell’andata. La sua squadra, però, esce a testa alta da una lotta impari, considerando gli investimenti effettuati dalle due società e il calibro (e il costo) dei protagonisti in campo. Il Catanzaro dei giovani scovati dal ds Polito e valorizzati dal giovane tecnico capitolino ha imposto il suo palleggio e la sua capacità di costruire gioco dal basso e tra le linee, sostenuto dalla mentalità di un grande allenatore, non a caso accostato a più di una panchina di A. Il club brianzolo approda, per la seconda volta nella sua storia, in massima serie, dopo una sofferenza persino maggiore rispetto alla finale vinta 4 anni fa a Pisa sotto gli occhi dell’allora amministratore delegato Adriano Galliani e dell’ex patron Silvio Berlusconi. Protagonista a lungo nella stagione regolare, il Monza era inciampato nel Mantova inaspettatamente, fallendo l’obiettivo principale. Dopo aver rischiato grosso contro la Juve Stabia di Abate, i brianzoli si sono imposti al Ceravolo con una grande prova, non sufficiente tuttavia a domato l’animo di questo Catanzaro, del quale il presidente Floriano Noto può essere orgoglioso. Esattamente come quei tanti sostenitori che non hanno pensato neppure per un istante di spegnere un sogno atteso per 43 anni e che non può finire con le lacrime di Aquilani consolato da Bianco. Un doppio gesto di rara umanità che sigilla una stagione bellissima.
