Zazzaroni: "Mancini è il candidato unico a riprendere la Nazionale"
Il Direttore del Corriere dello Sport - Stadio, Ivan Zazzaroni, è stato ospite del programma "DiMartedì", condotto da Giovanni Floris su LA7. Argomento dell'intervista il suo nuovo libro, "Per vincere domani - Come il calcio italiano può uscire dalla sua crisi più nera", ma anche il futuro della Nazionale con Roberto Mancini come unico candidato per la panchina azzurra.
Zazzaroni: "Il calcio è diventato uno sport per ricchi"
"Dodici anni senza Mondiali? In realtà sono sedici perché nel 2010 e 2014 siamo stati eliminati ai giorni, quindi sono 16 anni di dolori. Tre mancate qualificazioni consecutive decretano la crisi assoluta del calcio italiano. Quella dell'Italia è un'assenza cronica, anche il paese perde immagine. Tutto il mondo sarà concentrato su America, Canada e Messico, e noi non ci saremo. Alla nostra storia, al nostro prestigio, al nostro nome, parlo del calcio ma anche del paese, è un'eredità dispersa. Il calcio è diventato uno sport per ricchi? Parto dalla base. Nel libro parlo delle scuole calcio, dei costi, delle difficoltà di certe famiglie di permettersi, pensa, 800 euro l'anno che, sembrano pochi, ma se uno ha due figli a cui vuole far fare scuola calcio ad entrambi sono 1600 euro. È una tassa sul talento. L'esempio del muratore con due figli fenomeni? Sì, perché questi due non poterono giocare tutti e due, ne bastava soltanto uno. Questo muratore rumeno aveva i soldi per far giocare soltanto un ragazzo. E quindi, se ci pensi, è esplicativo di un problema che riguarda tantissime, tantissime famiglie. Quindi parlo soprattutto di questo, dei genitori non soltanto come presenza fisica al campo, ma come produttori di speranze".
Zazzaroni: "All'estero gestiscono anche l'età relativa"
"Età relativa? Il relative age effect, cioè, a una certa età le giovanili di quattordici, quindici anni fanno giocare le squadre mettendo i ragazzi a seconda dei mesi di nascita. Cioè un ragazzo di quattordici anni nato nei primi tre mesi è normalmente sviluppato maggiormente in termini cognitivi e fisici rispetto a uno nato negli ultimi tre. Cosa comporta questo? Che, perché vogliono vincere le partite, perché sono fisicamente più strutturati quelli di gennaio, febbraio, marzo, comporta che gli ultimi magari diventano un pochino più tecnici, ma molti abbandonano perché giocano poco, giocano meno. Quindi c'è anche un effetto abbandono dello sport. All'estero viene gestita questa cosa, cioè vengono veramente messi per mesi, non per anni, quindi c'è una gestione anche dell'età relativa".
Zazzaroni: "Ecco i genitori a bordocampo"
"I genitori a bordocampo, da il tecnico, il bestemmiatore, il rissoso, il nostalgico, il dirigente mancato, al padre taxi. Sono tutti presentissimi. Uno si riconosce oppure riconosce il vicino di campo. Il tecnico è quello che sa tutto. Il tecnico è quello che può veramente insegnare all'allenatore come si gioca a calcio. E per lui l'allenatore è assolutamente un incapace, un ignorante che utilizza malissimo il figlio. Il dirigente mancato è quello che sa tutto della società, è quello che avrebbe fatto questo, quell'altro, e dà delle indicazioni anche naturalmente ai dirigenti della società. Come si fa una società, per quale motivo, le cose che non vanno particolarmente bene. Il padre taxi è quello che ha problemi anche familiari. Nel senso che va pochissimo al campo, deve portare il figlio al campo e lo abbandona a cinquecento metri dal campo, poi se ne va per i cavoli suoi".
Zazzaroni: "Mancini è il principale candidato, se non unico"
"Nazionale? Mancini diciamo che è il principale candidato, se non candidato unico a prendere, o meglio, a riprendere la nazionale. Vedi, quello che cerco di far capire è che noi non possiamo parlare di progetti, di pianificazione. Noi siamo l'Italia, non siamo capaci di avere pazienza, non siamo capaci di sviluppare un progetto, non soltanto nel calcio, in generale. Per cui dobbiamo rimediare nell'arco di due anni, perché si va per anni olimpici, no? Ogni quattro anni il nuovo presidente dovrà risolvere con piccoli interventi quelli che sono i problemi immediati, perché tanto nessuno aspetterà otto anni come i tedeschi o sei anni per avere dei giovani calciatori molto forti o cresciuti e sviluppati. L'allenatore va benissimo, Roberto va benissimo, il problema di base sono i giocatori, sono quelli che scendono in campo. Lui è un selezionatore".