La rivoluzione inizia dal basso

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport-Stadio
Ivan Zazzaroni
3 min

È un Mondiale divertente e seguito. Molto più di quello autunnale in Qatar, molto meno di quello indimenticabile del 2006. Il livello del gioco e delle giocate è appena discreto, ma non possiamo sorprenderci.

L’abbassamento della qualità degli interpreti ha peraltro contribuito alla crescita in termini di risultati delle nazionali medie e piccole che puntano quasi esclusivamente sulla tattica. La questione - lo sottolineo - non è solo banalmente estetica.

Nessuna sorpresa, dicevo. Da tempo viviamo stagioni piene zeppe di partite, il più delle volte inutili e noiose: ne possiamo seguire a decine ogni settimana, raramente assistiamo a spettacoli dai contenuti tecnici elevati.

Questo Mondiale comunque non ci riguarda direttamente: stiamo inseguendo con notevole fatica e troppi ostacoli e distrazioni un futuro accettabile.

Oggi - il passaggio è importante - avremo il nuovo presidente del calcio italiano e subito dopo il ct. Salvo imprevisti paragovernativi, Malagò e Mancini e insomma esploderanno altre polemiche social (e trivial) sul ritorno del “traditore jesino”; polemiche fisiologiche, ma anche giustificate. Toccherà a Roberto provare ad attenuarne la portata.

Il momento è delicatissimo, ma non attendetevi rivoluzioni. L’esperienza mi ha reso diffidente. O meglio, realista: non me ne aspetto nei prossimi due anni, al massimo qualche aggiustamento. Spero tuttavia che le prime mosse del successore di Gravina interessino la base, i settori giovanili dove si può effettivamente combinare qualcosa di buono. Quando parlo di vivai, tema che ho studiato con attenzione, mi riferisco innanzitutto alla “costruzione” dei giovani calciatori, al loro sviluppo tecnico e psicologico e di conseguenza alla necessità di farli preparare da allenatori formatori e educatori.

PS. Non c’entra un tubo con l’argomento trattato in questo articolo, ma ritengo opportuna una precisazione sulla video-intervista a Fabio Capello che trovate su YouTube nel nuovo profilo del Corriere dello sport. Qualcuno ha criticato la mia reazione - definendola troppo “composta” - davanti alla risposta di Fabio sul coinvolgimento di Giorgio Tosatti nell’operazione che in una sola notte lo portò dalla Roma alla Juventus. Non ho fatto un plissè semplicemente perché quella storia era stranota agli addetti ai lavori. Ne ho giusto rinfrescato il ricordo: fu lo stesso allenatore a chiarirla anni fa. Tosatti non fece “il ds di Moggi e Giraudo”: informò Capello dell’interessamento della Juve e fu “ripagato” con la notizia. Il suo scoop in prima pagina sul Corriere della Sera fece spappolare parecchi fegati.


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