Brasile, Danilo pronto per i Mondiali: "Orgoglioso di lavorare con Ancelotti"

Il difensore del Flamengo ha parlato della Coppa Libertadores e del rapporto di amicizia con Alex Sandro
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Danilo a Flamengo TV ha parlato della Libertadores vinta e di quella che comincia stasera, ma anche del Brasile e di quello che è importante per lui fuori dal campo. Questa settimana ricomincia la Libertadores, competizione tra le più ambite nel panorama calcistico mondiale. Nell’ultima edizione l’eroe indiscusso è stato sicuramente Danilo, che ha conquistato col Flamengo la quarta Libertadores della propria storia, segnando la rete in finale contro il Palmeiras, facendo impazzire di gioia i propri tifosi. Oggi ricomincia anche per i rossoneri la Libertadores e Flamengo TV ha dedicato al difensore brasiliano un mini documentario di mezz’ora per raccontare il personaggio e il percorso che lo hanno portato ad essere l’idolo di tutti i tifosi.

Il racconto prima della finale: "Mi sentivo nervoso, poi mi sono calmato"

La vittoria della Libertadores 2025 è stato l'ennesimo traguardo raggiunto dal difensore brasiliano, ecco le sue sensazioni prima della gara: “Quella partita mi ha reso molto nervoso. Lo ero già dalla mattina, anche perché non sapevo ancora se avrei giocato: Felipe non aveva dato la formazione. Mi sono guardato e ho pensato: ‘Cavolo, sono nervoso’. Poi, una volta sul pullman, mi sono calmato, sempre di più man mano che la partita si avvicinava. Avvicinandomi allo stadio, ho trovato maggiore tranquillità. Ma una volta in campo: quello è il mio habitat naturale, è ciò che sappiamo fare. Il momento nello spogliatoio è stato molto simbolico: si percepiva una grande sintonia, concentrazione, e anche un po’ di nervosismo. Ed è proprio lì che mi sento a casa: riesco a esprimermi, a trasformare la tensione in motivazione e concentrazione. In campo sentivo che eravamo più connessi dell’avversario, percepivamo l’ambiente in modo positivo, e le cose accadevano quasi per sinergia. L’obiettivo quest’anno è lo stesso: umiltà, piedi per terra, ma anche la fiducia di chi è campione. Dobbiamo prepararci al meglio, crescere partita dopo partita, senza rimanere fermi allo stesso livello. L’obiettivo è vincere: lo chiede il Flamengo, lo chiede l’inno, lo chiedono i tifosi. E i giocatori sanno che è possibile. Vogliamo fare un’altra grande stagione”.

Dal possibile ritiro ai Mondiali con Ancelotti

Dopo la vittoria dell'anno scorso le riflessioni su un possibile ritiro ci sono state, ma alla fine ha prevalso la voglia di giocare: “Dopo la finale della Libertadores 2025 avrei potuto chiudere la mia carriera. Sarebbe stato lo scenario perfetto, a parte il fatto che non ho ancora vinto un Mondiale con la nazionale. Ma sarebbe stato perfetto: parto dall’América Mineiro, costruisco qualcosa di bellissimo al Santos, faccio la mia carriera in Europa e poi torno alla squadra del cuore, dove ho conosciuto il calcio, segno nella finale della Libertadores e vinciamo. A 34 anni, dopo aver vissuto tanto, avrei potuto smettere serenamente, senza sentire che mancasse qualcosa.” E poi il sogno Mondiale, quello che ancora gli manca. Ecco le parole sul rapporto con Ancelotti, allenatore del Brasile: “C’è ancora da sudare e da giocare molto qui al Flamengo. Bisogna dimostrare ogni giorno il proprio valore, soprattutto perché in nazionale la competizione per i posti è ancora più alta. Ogni giorno emerge un nuovo giocatore, qualcuno che si mette in evidenza. La fiducia del mister è molto gratificante: senza dubbio uno dei più grandi e vincenti allenatori della storia del calcio. È curioso: quando ero al Porto e sono andato al Real Madrid, è stato lui a portarmi praticamente lì, a comprarmi. Quando poi sono arrivato, lui era stato esonerato. Il calcio è così, sai com’è. Alla fine non abbiamo lavorato insieme in quell’occasione, ma ci siamo ritrovati più di dieci anni dopo qui in nazionale. È un orgoglio enorme lavorare con lui, ascoltare certe parole, ma anche una responsabilità: devo arrivare lì e far correre i ragazzi”. 

L'amicizia con Alex Sandro: "Ho pianto quando ha lasciato la Juve"

Durante l’intervista c’è stato anche un emozionante confronto tra Alex Sandro e Danilo, grandi amici che hanno condiviso il campo con le maglie di Santos, Porto, Juventus e ora al Flamengo. Danilo: “Questa cosa di giocare sempre insieme, penso che in un certo senso ci siamo sempre motivati a vicenda. Siamo maturati praticamente insieme. Ci scambiamo sempre idee. Alex è sempre stato il mio contrappunto, sia in campo, sia nello spogliatoio, sia nella vita. È una persona un po’ meno espressiva, forse più introspettiva. Io invece sono un po’ più energico, mi piace parlare, comunicare. Tanto che quando Alex ha lasciato la Juventus mi ha fatto piangere in campo, perché avevamo combattuto tante battaglie insieme. E quando è andato via non pensavo che sarebbe stato così difficile. È stato allora che ho sentito davvero la sua mancanza. Capire quanto siamo stati di supporto l’uno per l’altro durante la carriera e nei momenti difficili è qualcosa che mi rende molto soddisfatto, perché si è esteso anche alla nostra vita personale e alle nostre famiglie”. Dopo le parole di Danilo, ha parlato l'amico, Alex Sandro ribadendo l'importanza della loro amicizia non solo in campo ma anche fuori: “È difficile dire una cosa sola, perché parliamo tutti i giorni, condividiamo sentimenti che poche persone possono immaginare. Per quanto riguarda quello che conosco di Danilo come persona, dentro e fuori dal campo, per me è sempre stato uno specchio, qualcuno che ho sempre ammirato tantissimo. Posso solo dire che continui a essere questa persona meravigliosa. Il nostro percorso nel calcio e nella vita non è solo questo: hai già iniziato tante cose fuori dal calcio che porterai avanti per tutta la vita. Io sarò sempre qui a tifare per te e per la tua famiglia. Sono sicuro che la nostra storia non finirà qui al Flamengo, né nel calcio: per quanto mi riguarda, la nostra storia come fratelli, amici e compagni durerà per tutta la vita”. 

Nuove esperienze fuori dal campo: ecco il progetto di Danilo

Spazio anche a quello che è Danilo fuori dal campo, da sempre attento ai problemi sociali e al tema della psicologia. Si è espresso su Voz Futura, piattaforma di comunicazione dedicata alla produzione e alla diffusione di storie e contenuti ispirazionali, uno spazio pensato per dare visibilità a persone e progetti che generano un impatto positivo sulla società: “È un percorso che sto costruendo come comunicatore, ma anche come esempio del fatto che i calciatori possono stare su qualsiasi palco, in qualsiasi luogo, sedersi a qualsiasi tavolo, senza essere definiti solo perché danno calci a un pallone. Si vedeva che ero felicissimo, con un grande sorriso, perché mi sentivo a casa, mi sentivo in un posto dove stavo facendo un buon lavoro, non solo per me, ma anche per la comunità del calcio.Gioco a calcio, ovviamente. È un dono che Dio mi ha dato e che ho sviluppato, affinato. Ma qual è la mia funzione nel mondo? Cos’è il calcio? In che modo il calcio, come mezzo, può aiutarmi a dare qualcosa agli altri? È così che penso, con naturalezza e tranquillità, credendo molto nell’essere umano, nel fatto che impariamo gli uni dagli altri e ci sosteniamo a vicenda, proprio come ha detto Alex. È questo che mi motiva ad andare avanti, sia nel calcio che nella vita”.

 

 


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