Non solo Farioli, in Portogallo splende anche Cristiano Bacci: "Dovevo fare il secondo di Mourinho. Il mio amico Baldini ct farà divertire"
Le lacrime, in ginocchio sul campo di Braga. L’ultima immagine che Cristiano Bacci ha regalato al calcio è questa: la salvezza dell’Estrela Amadora, presa a 3 giornate dalla fine della Liga portoghese a classifica compromessa. Il gol del 2-2 arriva all’ultimo secondo, l’impresa è titanica e l’Estrela è salva. «È un club storico, c’era molta pressione. Abbiamo fatto po’ quello che ha fatto Vanoli con la Fiorentina».
Partiamo proprio dalla fine: ma cosa avete combinato?
«In questa stagione ho cambiato tre squadre, era una questione di onore finire bene. Negli ultimi tempi ho dovuto accettare tante situazioni difficili ma questa salvezza vuol dire che non sono un allenatore scarso, posso stare a certi livelli».
A proposito. Si è detto tanto dell’episodio che l’ha coinvolta a marzo al Tondela, cosa è successo davvero?
«Non ho mai messo le mani addosso al presidente, non mi permetterei mai. Abbiamo avuto un alterco acceso negli spogliatoi, ma mai fisico».
Tornando all’Estrela: resterà?
«Era nel mio destino: il soprannome è “Tricolores” perché ha i colori della bandiera italiana. E mi hanno chiamato il 25 aprile… Non so ancora se resterò, vedremo con la società».
Lei è arrivato con la fama dello spezza-maledizioni.
«Le cose facili non mi piacciono, anche da calciatore era così. Solo un pazzo avrebbe accettato questa sfida, l’ho detto subito. Ma è stata un’esperienza bellissima».
In questa stagione appena conclusa in Portogallo c'erano allenatori di altissimo livello: il maestro Mourinho e la stella nascente Farioli.
«Pensi che dovevo andare a fare il secondo di Mou al Fenerbahce, poi ho preferito restare primo allenatore e andare al Boa Vista. Quest’anno l’ho incontrato col Tondela e abbiamo pareggiato, ma non c’era rimasto male».
E Farioli?
«Lui mi ha battuto 2-0 col Porto (ride, ndr). Ci scambiamo spesso dei messaggi, gli ho fatto i complimenti per la vittoria del campionato, ha fatto veramente un capolavoro ma me lo aspettavo. Ha trovato i giocatori giusti e la sua mentalità offensiva è sbocciata».
In Toscana c’è una scuola di allenatori molto florida: Spalletti, Allegri, Sarri…
«Ne aggiungo un altro, un grande amico: Silvio Baldini, che è di Massa come me. Finalmente sta raccogliendo tutto ciò che merita. Non me lo aspettavo ct perché ha un carattere un po’ fumantino come il mio, ma sono sicuro che ci farà divertire e cose scontate non ne farà».
Lo ha sentito?
«Non ancora, noi ci vediamo a casa d’estate. Gli dirò di continuare a essere se stesso sempre».
Lei ha fatto per tanti anni il secondo di Razvan Lucescu.
«Con Razvan abbiamo un rapporto incredibile, ancora ricordo quando il papà Mircea - il maestro! - veniva a vedere i nostri allenamenti, un’ombra sugli spalti. Che emozione».
All’Al-Hilal, dove ora c’è Inzaghi, avete vinto campionato, coppa e Champions asiatica.
«Il calcio saudita è in espansione, hanno un’organizzazione molto all’avanguardia ma è difficile adattarsi, me lo hanno detto anche Farris e Rocchini, gli assistenti di Inzaghi».
Poi nel 2023 è tornato in Italia, all’Udinese, come secondo di Cioffi.
«Volevo vedere com’è la Serie A. Purtroppo sono mancati i risultati».
Però ha lanciato tanti giocatori, come Bijol.
«Un ragazzo fantastico. Sento ancora anche Lucca: purtroppo lui da fuori sembra egoista e questo non ti aiuta in uno spogliatoio top come quello del Napoli. Se riesce a sistemare questo dettaglio caratteriale, può consacrarsi».
Tornerebbe in Serie A?
«Certo! Ma vorrei restare in un club per più di un anno, iniziare a costruire qualcosa».
Le panchine da sogno?
«Dico Fiorentina e Roma, le mie squadre del cuore».
