Valentina Giacinti: “Riparto dal Galatasaray. La mia nuova vita dopo l’addio alla Roma. E la Nazionale…” 

L'intervista all'ex punta giallorossa: "Ero sicura di andare all’Europeo e di poter arrivare sino in fondo. Non so spiegarmi l’esclusione"
Chiara Zucchelli
6 min

Attaccanti che, in ordine sparso, hanno lasciato la Serie A per andare a giocare nel Galatasaray: Dries Mertens, Victor Osimhen, Alvaro Morata, Nicolò Zaniolo. E poi lei, Valentina Giacinti. Trentuno anni e un bel giro d’Italia alle spalle: Atalanta, Napoli, Milan, Fiorentina e Roma. Adesso, per la prima volta, all’estero. Con la curiosità di chi vive un’avventura del tutto inedita - ma guai a parlarle del cibo speziato - e la malinconia di chi ha lasciato una casa, con coniglio annesso, a Roma e una maglia, quella azzurra, che per lei è una seconda pelle. «Lasciato però non è il termine corretto - chiarisce -. Dopo aver giocato tutte le qualificazioni da titolare, sono rimasta a casa per l’Europeo. Non convocata. Una mazzata incredibile, inaspettata, dura, difficile. Ho staccato tutto, ho chiuso momentaneamente i social perché non volevo leggere e vedere nulla». Raggiungiamo Valentina, 31 anni, a Istanbul mentre, tra un allenamento e l’altro, si regala un pizzico d’Italia andando a trovare Totti, Toni e altri campioni impegnati in una tappa dell’Ea7 World Legends Padel Tour.

Come va la sua nuova vita? 
«Periodo intenso, pieno di novità. Ho trovato una città più trafficata di Roma, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Molto molto bella, ma anche in taxi alle due c’è fila». 

In campo però ha iniziato alla grande: 4 gol in 3 partite. 
«Non ci lamentiamo (ride, ndr)». 

È vero che in estate le era arrivata un’offerta economicamente molto importante dall’Arabia? 
«Sì, ci ho riflettuto ma poi alla fine ho scelto il Galatasaray perché è sempre stato un club che mi ha affascinato. Un po’ come quando decisi di dire sì alla Roma e ne sono felice. In più qui ci sono anche Miryam Sylla, che gioca sempre nel Gala, e Alessia Orro, che è al Fenerbahçe: due campionesse di volley straordinarie, ci siamo sentite». 

Vi allenate nello stesso centro sportivo dei colleghi uomini? 
«No, loro sono nel nuovo, noi in quello vecchio ma penso che presto li raggiungeremo». 

Perché ha lasciato la Roma? 
«Avevo altri due anni di contratto, la società ha preso questa decisione, non solo con me, e io ne ho preso atto. Non ho puntato i piedi, avevo delle offerte, ho detto sì a quella che pensavo fosse la migliore per me». 

Però in città la si vede spesso. 
«Assolutamente, ho ancora casa, zona Tiburtina, che ho acquistato e ora affittato a una mia ex compagna che si occupa anche del mio coniglio. Ma appena posso torno, io Roma la amo». 

Nella sua prima intervista, appena arrivata in giallorosso, disse: “Voglio vincere con questa maglia e tatuarmelo addosso”. Promessa mantenuta? 
«Trofei vinti, tatuaggio fatto». 

Quanto resterà in Turchia? 
«Ho due anni di contratto ma dopo il primo spetta a me la decisione: rimanere o andare via. Quindi sicuramente resterò fino a maggio, poi vedremo. Di sicuro sto molto bene». 

Se le dico Europeo il sorriso, però, le va via. 
Silenzio. «Un po’ sì». 

Ci spiega cosa è successo? 
«È stata una delusione importante, forse la più importante della mia carriera. Non me lo aspettavo, ero convinta di andare all’Europeo anche perché pensavo che saremmo arrivate fino in fondo, come poi è successo. Io alla semifinale, almeno, ci credevo. E volevo esserci». 

Ma una spiegazione se l’è data? 
«No». 

Però per le sue compagne ha tifato. 
«Certo, ovvio. Ho staccato i social, risposto pochissimo al telefono e mi sono circondata solo di chi mi voleva veramente bene. Ma le partite le ho guardate e ho tifato per tutte loro». 

Dica la verità: se l’Italia avesse vinto sarebbe stata più felice per la vittoria o rammaricata per la sua assenza? 
«Sono onesta: sarei stata più felice. Nel calcio femminile, come ben sapete, non è tutto facile. Ci sono sacrifici e sofferenze dietro. Vincere un Europeo sarebbe stato pazzesco per noi, ma anche per tutte quelle prima di noi. E forse anche per quelle dopo, per le ragazzine che già giocano e giocheranno. A livello personale avrei provato un po’ di dispiacere per non essere presente, ma vi assicuro che avrebbero prevalso gioia e orgoglio. Che comunque c’è perché è vero che non arrivare in semifinale sarebbe stato un piccolo fallimento, ma sono molto molto orgogliosa delle mie compagne». 

L’Italia per lei è un capitolo chiuso? 
«No. Ma non dipende da me». 


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