Calcio femminile, le italiane scappano verso l'estero. Orlandi di Assist Women: "Più visibilità, investimenti e cura dei dettagli"

Calcio femminile, le italiane scappano verso l'estero. Orlandi di Assist Women: "Più visibilità, investimenti e cura dei dettagli"

Tre italiane in USA, due in Inghilterra e una in Germania, parla il CEO e fondatore dell'agenzia: "Arrivare al livello degli altri Paesi sarebbe un bel segno di maturità"
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Quando i riflettori sul calcio femminile erano ancora spenti, e in pochi credevano in uno sviluppo, c'era qualcuno che aveva acceso un lumicino: "Nel 2015 seguivamo circa cento calciatori dai 16 anni in su e supportavamo quattro calciatrici - ha raccontato il fondatore e CEO di Assist women al Corriere della Sera - Adesso di ragazzi ne seguiamo nemmeno una decina, mentre le giocatrici sono aumentate a oltre 100. L’azienda ha subìto un’evoluzione quasi necessaria, il calcio femminile aveva bisogno di una realtà professionale ormai interamente dedicata. Quando abbiamo iniziato con la prima calciatrice, sono arrivati tanti sfottò. Oggi quelle stesse persone ci chiamano per avere maglie da gioco firmate e biglietti per le partite". L'azienda è diventata un punto di riferimento del movimento femminile a livello internazionale, le leghe più importanti del mondo hanno messo gli occhi sulle giocatrici che nell'ultimo Europeo sono andate a tanto così da una clamorosa finali.

Tra le assistite di Assist Women ci sono Sofia Cantore (Washingon Spirit), Lisa Boattin (Houston Dash), Lucia Di Guglielmo (Washington Spirit) - prime tre italiane a giocare nella NWSL americana - Arianna Caruso del Bayern Monaco, Elena Linari (London City) e Aurora Galli (Everton): "Le prime ad andare all'estero sono state Elena Linari, all’Atletico Madrid a vincere la Liga nel 2018/19, e poi in Premier League Aurora Galli, quasi cinque anni fa, all'Everton - continua Orlandi - Le hanno volute per la loro leadership e non solo". Linari e Galli hanno dovuto superare tutti i paletti del regolamento per chi arriva in Inghilterra da altri Paesi: "Una sorta di imbuto nel quale i club della WSL (la Premier League femminile) selezionano e filtrano basandosi su criteri oggettivi quelle giocatrici straniere su cui vogliono puntare. Quest'ultime, in pratica, superano una selezione basata su parametri ben precisi, quali le presenze nelle leghe nazionali, le presenze nelle competizioni internazionali, i minuti accumulati in campo, la posizione finale del club di appartenenza, il suo percorso europeo, il ranking del campionato e della nazionale di appartenenza".

Vediamo quali sono i motivi che hanno spinto le italiane ad andare all'estero: "Per prima cosa la cultura. Ci sono Paesi in cui il calcio femminile non è una novità ma la normalità. Questo vuol dire maggiore visibilità, più investimenti e di conseguenza contratti migliori. Poi c'è la possibilità di giocare in stadi iconici, cosa che in Italia succede molto raramente. Caruso col Bayern ha iniziato la stagione davanti a 57mila persone all’Allianz Arena, Elena Linari col London City Lionesses ha giocato all’Emirates completamente sold out. Cantore e Di Guglielmo a Washinghton si esibiscono in stadi con oltre 13mila spettatori di media".

"Le società straniere hanno spesso un responsabile che ha il compito di far sì che una calciatrice possa pensare solo al campo. Una sorta di numero verde contattabile h24. Ai nuovi acquisti – prima che salgano sull’aereo - viene inviato un pdf con le facce di tutti coloro che possono risultare utili, dal magazziniere al mister, oltre che un piano di volo dettagliato con scali, hotel, nuove sim telefoniche e conti bancari già predisposti. Una cura così maniacale non l’ho mai vista neanche nel calcio maschile".

"Le ragazze cercano un ambiente che le stimoli e nel quale possano crescere, retaggio degli inizi quando per loro il calcio era un fattore sociale senza incentivo economico. Caruso era il capitano della Juve ma in 24 ore ha accettato il Bayern. Linari a 31 anni poteva chiudere la carriera in Italia, ma Londra è pur sempre la capitale mondiale del calcio femminile. Aurora Galli in Italia aveva vinto tutto e l’Everton le ha permesso di diventare professionista con un anno di anticipo".

Il calcio femminile alza l'asticella e la Nazionale azzurra sorride: "La tournèe (negli Stati Uniti, ndr) è stata una vittoria per il nostro calcio, un bel segnale da parte della federazione. Una grande esperienza per le ragazze, oltre al prestigio dato dal palcoscenico e dall’avversario affrontato. Se oggi le giocatrici italiane ricevono offerte dall’estero è un segnale di qualità del lavoro fatto fin qui. Il passo successivo sarà far sì che anche il campionato italiano, in futuro, possa diventare una destinazione ambita di pari livello. Sarà questo il vero segno di maturità del sistema".


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