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Ciao Tevez, è tempo di saluti

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L’Apache verso la separazione, presto vedrà Marotta Pirlo al bivio: «Ma le mie non erano lacrime d’addio»

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di Antonio Barillà

lunedì 8 giugno 2015 08:31

ROMA - Gli occhi bagnati di Andrea Pirlo hanno fatto il giro del mondo, fermo-immagine di un sogno in frantumi, di una sconfitta onorevole e amara. Fors’anche di un travaglio profondo, dell’incertezza davanti all’ultimo bivio della carriera. Il regista bianconero può andare via, sedotto da offerte ricche e lontane, ma nel contempo è orgoglioso di una leadership che vorrebbe difendere ribellandosi all’anagrafe ed è affezionato alla Juventus che gli ha regalato una seconda giovinezza. Può andare via anche Carlos Tevez, e non solo per nostalgia dell’Argentina: le seduzioni di un’esperienza diversa in Europa potrebbero rinviare il rimpatrio, sradicandolo comunque da Torino

RIFERIMENTO - Andrea s’è aggregato ieri sera all’Italia, Carlitos respirerà con la Seleccion il fascino della Coppa America, ma entrambi resteranno in contatto con l’ad Beppe Marotta, che intanto ha messo in agenda gli incontri con i rispettivi procuratori: Tullio Tinti per l’azzurro, Kia Joorabchian per l’argentino. La Juventus non vuole e non può perdere tempo, vuole conoscere le intenzoni dei suoi simboli e valutare se e come andar loro incontro, prianificare soprattutto le eventuali successioni. Anche con riferimento agli addii è possibile il Double, ma al momento, fiutando sensazioni e indagando sentimenti, interpretando mezze frasi o riflettendo sui primi colloqui, in corso Ferraris mettono in conto, in particolare, la separazione da Carlitos: «Il caso più delicato è lui - ammette Marotta nella mixed zone dell’Olympiastadion a tarda sera, mentre Bonucci e Nedved chiacchierano davanti al bus bianconero e Messi sfila con il figloletto in braccio -. Come succede spesso, la volontà del giocatore è predominante: se avrà voglia di rimanere ben volentieri, se vuole vivere esperienze diverse sarà lui a decidere il suo destino. Ha un contratto ancora per un anno, ma è un aspetto formale, c’è rispetto per il professionista e per l’uomo: se farà delle scelte di vita differenti, abbiamo l’obbligo di assecondarle. Se andasse via, saremmo dispiaciuti, però la forza della Juve è il collettivo».

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