Il mercato dei poveri
Bei tempi quando si apriva il giornale al bar, col cornetto in sospensione, e si scopriva ogni volta di avere una squadra nuova. Non era tutto vero, non era vero quasi niente, ma non interessava a nessuno: quel rito serviva a fare morale, ad assumere dosaggi di vera energia, come e quanto il cornetto alla crema. C’era dipendenza e gli spacciatori di bombe lavoravano alla grande. Tutto finito. Quei tifosi che siamo stati sono adesso mummificati in un ricordo remoto. Cala la penombra sul rito estivo del calciomercato, qualcosa che andava oltre la verità, ma che ugualmente riempiva le giornate.
Non è mercato, è quaresima
Ma guardiamoci in giro: non è mercato, è quaresima. Atmosfera penitenziale e rituali a mezz’asta. Ragnatele sulla Gardaland degli uomini fatti. Il calcio è cambiato, ha abolito la fantasia bambina e ha consegnato le chiavi di casa al realismo ipertecnico, neanche fossimo tutti agenti di Borsa e broker finanziari. Una vera pizza. Risulta penoso ammetterlo, ma dopo le figu e dopo le biglie da spiaggia, stiamo abolendo anche quest’ultimo gioco. Mortorio assoluto. C’è chi ancora prova a dire calma, in fondo il mercato apre lunedì 29 giugno, durerà fino al primo settembre, hai voglia quanti affari. Quanti affari? Possiamo anche raccontarcela, ma tutti sappiamo che ormai il mercato vero comincia appena finisce quello di gennaio. E cosa possiamo sparare in orbita, fino a questo punto? Qualcosa (non) ha fatto l’Inter, che dopo aver cincischiato con l’Atalanta per Loookman si è ripetuta per Palestra. Di questo in fondo si è parlato, e fine. Mercato monotematico. Il resto è raschiare il fondo del barile.
Basta chiacchiere, non ci sono più soldi
La verità è che ormai anche l’ultimo zanza del bar all’angolo ha la risposta pronta: ragazzi, basta chiacchiere, non ci sono più soldi. Poi è tutta una spiegazione che neanche alla Bocconi: il tifoso qualunque spiega la qualunque, si parla più dell’indice Ebitda e dei Settlement agreement Uefa che dei terzini e dei centravanti. E se qualcuno riprova con il protocollo di una volta, sparando un nome e dicendo pure che ormai è fatta, subito viene mortificato e deve pure vergognarsi, figuriamoci, per quello servono tanti soldi, certe cifre girano solo all’estero, in Italia hanno tutti il mercato bloccato per rientrare... Tra leggende metropolitane e verità vere, il limbo. Il nulla che avanza. Ogni slancio soffocato in culla, fantasticare è perverso, divieto tassativo di illusione. Conti alla mano, siamo tutti inibiti, repressi, complessati. Come se le leggi di bilancio e il rigore finanziario ci avessero messo il limitatore di velocità. Abbiamo paura a inventarci qualcosa. Il problema peggiore è che le nostre squadre hanno più paura di noi. Inevitabilmente, si fa forte la mesta sensazione che lunedì 29 non si apra il mercato, ma si chiuda un’epoca.
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