Italiano, questione di budget: investimenti per 25 milioni, Bologna spera© LAPRESSE

Italiano, questione di budget: investimenti per 25 milioni, Bologna spera

Claudio Beneforti
4 min

Venticinque milioni, meglio qualcosa in più che in meno, è la cifra necessaria per consentire al Bologna di mantenere il suo status attuale, una posizione in classifica subito al di sotto delle «grandi» e anche per far capire a Vincenzo Italiano che questa società ha voglia di investire per crescere e consolidarsi ancora di più, nonostante che la prossima annata non possa partecipare ad alcuna competizione europea. Ed è proprio quello che vorrebbe sentirsi dire Italiano per restare a Bologna felice e con la convinzione di poter fare di nuovo bene, e non tanto perché ha un contratto fino al giugno del 2027, nel caso in cui non dovesse arrivargli nel giro di due o tre settimane una proposta concreta da parte di una società da scudetto, perché il fatto di essere a conoscenza che ci sono almeno due presidenti che lo pensano è gratificante, ma se poi entrambi decidono di scegliere un altro è già bello sapere che una società che lo stima e un popolo che gli ha sempre regalato affetto li ha già.

Le uscite sicure del Bologna

Venticinque milioni da investire sul mercato possono essere tanti o pochi a seconda delle operazioni che chiudi in uscita, ma è evidente che un conto sarebbero solo gli addii di Lucumi, Freuler, Dominguez e Skorupski e un altro è che se dovessero salutare anche Dallinga, Ferguson e Orsolini (e vogliamo sperare che nessuno tocchi Castro e Rowe), perché a quel punto è vero che crescerebbero notevolmente i ricavi ma è anche vero che poi crescerebbero altrettanto notevolmente anche i costi per poterli rimpiazzare. Non dimenticando come gli esterni alti e gli attaccanti abbiano sempre numeri molto alti.

Le ambizioni si pagano 

Come hanno numeri alti le ambizioni, che non le alimenti e le coltivi con le chiacchiere ma solo facendo affari figli (anche) delle idee e non obbligatoriamente cari dal punto di vista economico. E a proposito di ambizioni è lecito fare questa annotazione: se qualcuno venisse a raccontarvi che non servono tutti questi soldi per averle, non ascoltatelo, perché è come se volesse farvi credere che gli asini a volte volano e che le querce fanno i limoni, e ciò non sarebbe né giusto né corretto nei confronti anche della gente. Che merita e ha tutto il diritto di sapere come stanno le cose, anche perché è sempre più costruttiva una verità scomoda che una piacevole bugia.

Il bivio di Saputo

Una volta detto che nessuno può pretendere di divertirsi, godere e voler veder vincere a tutti i costi la propria squadra con i soldi degli altri, è opportuno anche aggiungere come per mantenere una bella immagione e fare una bella figura agli occhi del prossimo sarebbe un errore da biro blu giocare sulle spalle di altri, vedi allenatore e calciatori, scaricandogli addosso aspettative e pressioni che poi non avrebbero le potenzialità di sopportare e supportare. Ora come ora non ha alcun significato sciorinare numeri come se uno fosse o quanto meno si sentisse il vice capo-azienda o il commercialista di Saputo per far capire quelle che sono state le sue notevoli spese dal suo sbarco a Casteldebole a oggi. Che sono tante, pesanti e che tutti devono riconoscergli per il bendiddio che ha fatto in tutti questi anni per la società, ma il discorso è uno solo: a oggi Saputo si trova di nuovo davanti a un bivio, o investe come minimo altri 25 milioni per costruire un altro Bologna competitivo o ne investe di meno, magari solo una quindicina, rischiando di farlo ripiombare nell’anonimato. Il resto è aria fritta.


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