L'Inter piomba su Diaby: lui vuole tornare in Europa, Marotta ci pensa

Finora l’Al-Hittihad ha respinto tutte le offerte. L’attaccante a gennaio aveva già avuto un contatto con il club nerazzurro
Pietro Guadagno

Voglia di poter cambiare. Voglia di essere diversi in base alle circostanze e, chissà, anche magari all’avversario. L’Inter è stata un modello, per molti versi unico, nei quattro anni in cui in panchin a si accomodava Inzaghi. Con l’arrivo di Chivu, sono state introdotte una serie di novità, ma c’è stata comunque continuità nell’impianto di gioco. Non è semplicemente un discorso di modulo, ma anche di uomini. Nel senso che solo elementi con caratteristiche differenti possono garantire soluzioni differenti. Il tecnico rumeno aveva accarezzato l’idea la scorsa estate, immaginando la possibilità di ricorrere ogni tanto al 3-4-2-1. Per farlo, però, aveva bisogno di chi potesse piazzarsi dietro ad una punta unica. Lookman era il prescelto, ma i desideri interisti sono andati a sbattere sul muro dell’Atalanta. Poi, le grandi potenzialità manifestate già durante la preparazione da Esposito e Bonny hanno fatto definitivamente tramontare il progetto.

Qualità europee

Quell’idea, però, è rispuntata a gennaio. Come dimostrato dal corteggiamento di Diaby, prontissimo a lasciare l’Al-Ittihad e l’Arabia Saudita per sposare la causa nerazzurra. Il suo club, però, non l'ha voluto accontentare. E così anche l’Inter ha nuovamente accantonato i suoi piani. Non che sia andata male, almeno in campionato: lo certificano i 7 punti di vantaggio sul Milan a 10 giornate dalla fine, nonostante un derby appena perso. In Champions, invece, la continuità non è stata sufficiente per superare il Bodø/Glimt ai playoff. Vero che la iella ci ha messo lo zampino con l’infortunio di Lautaro, ma, in ogni caso, l’Inter è parsa prevedibile e scontata nei suoi assalti alla difesa della squadra norvegese. Ebbene, tra le diverse analisi che sono state fatte tra la Pinetina e viale Liberazione dopo l’eliminazione dall’Europa, una considerazione è emersa in maniera prevalente: un attaccante veloce, dotato di uno contro uno, avrebbe potuto fare la differenza e cambiare le sorti di quella sfida e non solo. Del resto, in Champions, sono soprattutto quel tipo di giocatori a mettersi in evidenza e a trascinare le big del Vecchio Continente. L’ultima dimostrazione è stato il Bayern, che ha maramaldeggiato sull’Atalanta - sotto gli occhi di Ausilio e Baccin - grazie ad un fenomeno come Olise e ad un funambolo come Luis Diaz.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Calciomercato Inter

Diaby si ricandida

Insomma, se Chivu ne era già convinto, anche la dirigenza nerazzurra pare ormai essere dello stesso parere: non si può più fare a meno di velocità e dribbling. Un innesto con quelle doti, infatti, porterebbe un modo di attaccare diverso, accentuerebbe la propensione alla verticalità introdotta in maniera massiccia dal tecnico e rumeno e, una volta in vantaggio, permetterebbe di aspettare e colpire l’avversario in contropiede. E non è obbligatorio che, in contemporanea, ci sia l’addio di Thuram. Definito l’identikit di uno degli obiettivi del prossimo mercato, ora serve anche dargli un nome. E, a tal proposito, perché non tornare a pensare proprio a Diaby, che non ha abbandonato il desiderio di tornare in Europa? Il nodo sarà sempre quello di convincere l’Al-Ittihad, ma, con più tempo rispetto allo scorso gennaio, i margini per riuscirci potrebbero allargarsi.

 


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Voglia di poter cambiare. Voglia di essere diversi in base alle circostanze e, chissà, anche magari all’avversario. L’Inter è stata un modello, per molti versi unico, nei quattro anni in cui in panchin a si accomodava Inzaghi. Con l’arrivo di Chivu, sono state introdotte una serie di novità, ma c’è stata comunque continuità nell’impianto di gioco. Non è semplicemente un discorso di modulo, ma anche di uomini. Nel senso che solo elementi con caratteristiche differenti possono garantire soluzioni differenti. Il tecnico rumeno aveva accarezzato l’idea la scorsa estate, immaginando la possibilità di ricorrere ogni tanto al 3-4-2-1. Per farlo, però, aveva bisogno di chi potesse piazzarsi dietro ad una punta unica. Lookman era il prescelto, ma i desideri interisti sono andati a sbattere sul muro dell’Atalanta. Poi, le grandi potenzialità manifestate già durante la preparazione da Esposito e Bonny hanno fatto definitivamente tramontare il progetto.

Qualità europee

Quell’idea, però, è rispuntata a gennaio. Come dimostrato dal corteggiamento di Diaby, prontissimo a lasciare l’Al-Ittihad e l’Arabia Saudita per sposare la causa nerazzurra. Il suo club, però, non l'ha voluto accontentare. E così anche l’Inter ha nuovamente accantonato i suoi piani. Non che sia andata male, almeno in campionato: lo certificano i 7 punti di vantaggio sul Milan a 10 giornate dalla fine, nonostante un derby appena perso. In Champions, invece, la continuità non è stata sufficiente per superare il Bodø/Glimt ai playoff. Vero che la iella ci ha messo lo zampino con l’infortunio di Lautaro, ma, in ogni caso, l’Inter è parsa prevedibile e scontata nei suoi assalti alla difesa della squadra norvegese. Ebbene, tra le diverse analisi che sono state fatte tra la Pinetina e viale Liberazione dopo l’eliminazione dall’Europa, una considerazione è emersa in maniera prevalente: un attaccante veloce, dotato di uno contro uno, avrebbe potuto fare la differenza e cambiare le sorti di quella sfida e non solo. Del resto, in Champions, sono soprattutto quel tipo di giocatori a mettersi in evidenza e a trascinare le big del Vecchio Continente. L’ultima dimostrazione è stato il Bayern, che ha maramaldeggiato sull’Atalanta - sotto gli occhi di Ausilio e Baccin - grazie ad un fenomeno come Olise e ad un funambolo come Luis Diaz.

 


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