Vlahovic alla Juve, le cinque curiosità che nessuno conosce

Scopriamo il nuovo attaccante bianconero: dall'iscrizione all'università al rapporto con Ribery
Vlahovic alla Juve, le cinque curiosità che nessuno conosce
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1) Vlahovic, da aspirante medico a calciatore

Si era anche iscritto alla facoltà di medicina di Belgrado per avere un “piano B” di spessore a cui aggrapparsi nel caso in cui quel sogno racchiuso dentro a un pallone non fosse riuscito a decollare. Dusan Vlahovic, con i suoi gol, il dottore lo sta facendo lo stesso. Supporta in maniera determinante la fase offensiva della propria squadra, fa diventare matte le difese avversarie muovendosi dappertutto e, soprattutto, numeri alla mano, in questa stagione, trova la rete una volta ogni due tiri in porta. Aveva iniziato a frequentare i corsi, come sua mamma, di professione dentista, gli aveva suggerito. «Ci ha sempre tenuto alla mia formazione e io ho da subito condiviso questa sua attenzione» ci ha raccontato qualche tempo fa: ha dovuto cambiare i programmi solo quando il calcio ha cominciato a richiedergli più tempo. Perché, poi, a lui piace essere perfezionista.

2) Vlahovic il perfezionista: gli allenamenti extra

Non gli bastano gli allenamenti canonici. Si sofferma in palestra per lavorare sulla prevenzione, per poi provare e riprovare sul campo, dai tiri in porta ai passaggi fino agli stop. C’è poi il momento riservato al “piede debole” o quello dedicato alla fase aerea perché i fondamentali necessitano sempre di precisione chirurgica. Come un medico, studia il caso clinico che, per quanto simile, ogni volta si può presentare con sfumature differenti. E’ così che, fin da bambino, ha bruciato le tappe diventando il giocatore più giovane a esordire nella massima divisione serba con la maglia del Partizan, dopo che la Stella Rossa gli aveva chiuso le porte in faccia per un calcio di rigore sbagliato durante un provino. E’ vero, uno lo ha fallito con il Genoa, nel penultimo turno di campionato, ma dopo averne realizzati 12 su 12 in Serie A con la Fiorentina. 

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3) Vlahovic, la famiglia e il legame con l'agente Darko

Il suo mondo è fatto di affetti cari, le colonne portanti fanno parte di quella famiglia, per certi versi allargata, con cui ama confrontarsi sempre. Ci sono la mamma, il papà Milos, la sorella Andjela, i nonni e c’è poi il suo entourage, a cominciare da quel Darko Ristic che rilancia ogni suo gol nel mare infinito dei social. Quell’agente così sfuggente, per Vlahovic è un po’ come un fratello. E’ venuto a trovarlo a Firenze - come testimoniato da uno scatto in un dehor di un bar - e ha fatto lo stesso raggiungendolo a Belgrado, mentre era in ritiro con la nazionale serba. Nell’ultima intervista rilasciata al quotidiano “Politika”, Dusan ha spazzato via pure le voci che volevano tra i suoi uomini di fiducia il figlio del presidente di Serbia: «E’ una sciocchezza».  

4) Vlahovic e la lingua italiana

Questione di lealtà nei confronti di chi lo ha seguito fin dall’inizio, quando Pantaleo Corvino lo scovò al Partizan Belgrado e, pur di non farsi scappare l’occasione, chiuse il trasferimento in anticipo, nonostante l’impossibilità di tesserarlo per via del suo status da extracomunitario. Quei mesi vissuti lontani dai campi da gioco, sono stati uno dei momenti più difficili da superare. Prese ancora una volta in mano i libri, stavolta per studiare l’italiano.  

5) Vlahovic, il mentore Ribery e il mito Ibrahimovic

Nel febbraio 2018, accompagnato (anche) dalla sua famiglia, varcò per la prima volta il cancello del centro sportivo viola per uno stage agli ordini di Pioli, ma poco dopo la tragedia legata alla scomparsa di Davide Astori segnò una linea di demarcazione. Ha imparato da lui e poi ha fatto di Franck Ribery il suo mentore più grande. Ha lavorato duro con tutti gli allenatori incontrati, da quelli della Primavera a quelli di Prima squadra. E per ciascuno ha sempre riservato parole di miele, da Bigica a Iachini passando per Prandelli, senza dimenticare quell’Italiano a cui riserva sempre un bacio dopo ogni gol. Venti in tutto, compresa la Coppa Italia. Guai però a chiamarlo “l’Ibrahimovic dei Balcani”. Di Ibra, dice lui, ce n’è uno solo, l'originale. Vlahovic è pronto a mettersi sulla sua scia, perfezionista come Zlatan, affamato persino di più. Quel che è certo è che ora la Fiorentina deve bruciare i tempi per trovare il degno erede.

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