Panchina Milan, scatto di Xavi ma Iraola resiste: la scelta di Cardinale e Ibra
MILANO - Gerry Cardinale ha lasciato ieri l'Italia, Zlatan Ibrahimovic pure, ma la ricerca del nuovo allenatore del Milan non si farà influenzare troppo dalla geografia. I due uomini RedBird, a capo della rivoluzione rossonera, infatti, stanno tenendo in queste ore vivi i contatti per il successore di Allegri, cominciando dai primissimi della lista: Xavi, catalano doc con esperienza in panchina anche nelle lande qatariote, e Andoni Iraola, basco di ferro che ha già allenato a Cipro, in Spagna e sul Canale della Manica, regalando al Bournemouth una stupenda qualificazione in Europa League.
La tempistica è chiara: l'allenatore in sette-dieci giorni, in modo da riuscire a programmare il mercato in tempo limite per iniziarlo con chiarezza di idee e di cariche.
Iraola
Il gradimento per Iraola cresce di giorno in giorno, anche perché lo stesso tecnico basco ha messo in stand-by la trattativa del Crystal Palace per ascoltare la proposta del Milan, da presentare (comprensiva di quattro milioni di euro annui per un biennale più opzione) al diretto interessato negli incontri - sia da remoto che dal vivo - in programma in settimana, ieri compreso. Il classe 1982 ha lasciato il Bournemouth al termine del campionato con un clamoroso sesto posto, nonostante la squadra fosse stata smantellata in estate (cessioni a peso d'oro di Kerkez, Hujisen, Zabarny e Ouattara) e a gennaio con l'addio al bomber da 72 milioni Semenyo; proprio l'attaccante del City aveva raccontato che Iraola non concede giorni di riposo durante la settimana e che è sempre molto meticoloso, caratteristica comprovata dal taccuino che porta sempre con sé in panchina ogni partita. Per ricostruire il Milan, forse, potrebbe essere l'uomo giusto.
Xavi
I rapporti tra Ibrahimovic e Xavi sono sempre stati abbastanza positivi, nonostante qualche inghippo da spogliatoio legato all'esperienza - non troppo felice - dello svedese al Barcellona, raccontato dallo stesso Ibra nel suo libro: "Avevo già capito che il Barcellona era un po’ come una scuola, un collegio. I giocatori erano fantastici, ma nessuno si comportava da superstar e questo era strano. Messi, Xavi, Iniesta e tutta la combriccola sembravano tanti scolaretti. I migliori giocatori del mondo stavano lì a inchinarsi, e io non ci capivo niente. Era ridicolo. Se in Italia un allenatore dice salta, i campioni si domandano: embe’, perché dovremmo saltare? Qui saltavano tutti al minimo cenno, come fossero cagnolini ammaestrati. Io non mi ci ritrovavo, proprio per niente". Xavi si disse stupito di queste dichiarazioni. Ora, i due hanno appeso gli scarpini al chiodo e fatto carriera in posti diversi: il centrocampista in panchina, l'attaccante dietro la scrivania. La possibilità che l'uno ritrovi l'altro c'è, anche perché Zlatan sta sondando personalmente la disponibilità di Xavi a ripartire dal Milan. Piace per il gioco molto offensivo e, soprattutto, per l'appeal internazionale che il suo nome genererebbe per il semplice fatto di sedere sulla panchina rossonera.
