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Chioffi: «Perché la Juve può eliminare il Real Madrid»

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Dalla cessione di Di Maria al Manchester United ai limiti della difesa: la squadra di Ancelotti non ha la stabilità dello scorso anno. Sei sconfitte in campionato: non succedeva dal 2008-09. Ecco perché la Juve può centrare la finale di Champions

 Stefano Chioffi

mercoledì 13 maggio 2015 08:12

ROMA - C’è un paradosso ingombrante nel Real Madrid: Florentino Perez, il presidente dei colpi a sensazione, una laurea in ingegneria, politico e imprenditore da copertina, quasi un miliardo di euro speso nel calcio, sempre protagonista nella giostra del mercato, è stato il primo a indebolire le certezze del suo club. Dalla cessione di Angel Di Maria al Manchester United, progettata contro la volontà di Carlo Ancelotti, alla ricerca quasi ossessiva di aggiungere sempre qualche nuovo fenomeno al suo personale teatro dei sogni, trascurando però la necessità di rinforzare la difesa. 

 

LO STRAPPO - Gli eccessi di Perez non si possono sposare con la razionalità di Ancelotti, un artista della panchina che non confonde il calcio da playstation del suo presidente con quello reale, in cui la logica deve bilanciare il piacere dello spettacolo. Concezioni così distanti che spiegano una tentazione, mai mascherata, da parte di Perez: quella di consegnare in un futuro non troppo lontano le chiavi del Real a Zinedine Zidane, che ha però faticato a farsi largo nella sua prima avventura da allenatore nel Castilla. Nono posto nella serie C spagnola, dodici ko in trentasette gare e quaranta gol subiti: un bilancio anonimo.

 

ALLEGRI E LA FINALE - La Juve può eliminare il Real Madrid perché la squadra di Ancelotti non ha più la stabilità dello scorso anno. Lo dimostrano anche le sei sconfitte subite dai “blancos” nella Liga: era dal torneo 2008-09, segnato dall’esonero di Bernd Schuster e dall’arrivo di Juande Ramos, che il Real non perdeva così tante partite. Quell’anno inciampò addirittura dieci volte. L’anello fragile di questo Real è la difesa, come hanno dimostrato all’andata Tevez e Morata. I terzini (Carvajal, Marcelo e Coentrao) hanno lo stesso limite: faticano in marcatura. E i centrali (Pepe, Sergio Ramos e Varane) non sono protetti. Manca un play, un mediano-regista, completo e moderno: ecco il motivo che aveva spinto Ancelotti a suggerire l’acquisto di Marco Verratti, lanciato proprio dal tecnico nel Paris Saint Germain. 

 

L’ERRORE DEL REAL - Toni Kroos e James Rodriguez, i due colpi estivi, hanno portato altra qualità. Ma la partenza di Di Maria si è rivelata un grave errore: l’argentino, nella passata stagione, aveva garantito ventiquattro assist tra campionato e Champions League, oltre a sette gol. Creava la superiorità numerica con le sue accelerazioni, però faticava anche in copertura macinando chilometri con grande spirito di sacrificio. L’altro nodo riguarda l’involuzione di Gareth Bale, che ha affidato dubbi e perplessità alla voce del suo manager Jonathan Barnett: «Soffre perché i compagni non gli passano il pallone». Una denuncia che apre la strada a un’offerta del Manchester United. Malumori e difetti: gli affanni del Real avvicinano la Juve alla finale di Berlino.

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