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Perilli, l'eroe del Pordenone con un passato nelle giovanili di Roma e Lazio 

Perilli, l'eroe del Pordenone con un passato nelle giovanili di Roma e Lazio 
© Getty Images

Quanta gavetta per il portiere "muro" del club friulano prima della notte magica al Meazza: oltre 3,3 milioni di spettatori, 13,9% di share

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di Fabrizia Argano

mercoledì 13 dicembre 2017 12:04

ROMA - Il suo nome fino a ieri era sconosciuto ai più, ai romani ricorda piuttosto uno storico ristorante nel quartiere Testaccio. Ora invece Simone Perilli è diventato un eroe del web. La favola del suo Pordenone si è spenta solo ai rigori contro l'Inter e la magica notte di San Siro ha fatto sognare tutti: oltre 3,3 milioni di spettatori, il 13,9% di share, un dato pazzesco per un ottavo di Coppa Italia.

LA PRIMA A SAN SIRO - Il portiere è stato uno dei principali protagonisti della quasi impresa. Forse gli sono tremate un po' le gambe nella sua prima alla Scala del calcio ma ciò non gli ha impedito di neutralizzare due rigori, Skiniar e Gagliardini, e il tiro di Karamoh durante i tempi regolamentari. «Quando si sono presentati sul dischetto un po' di emozione c'era», ammette a Sky Sport l'estremo difensore che si definisce "pollo" sul penalty calciato da Icardi: «Ero partito con l'idea di tuffarmi da quel lato, sapevo che mi avrebbe fatto qualche finta e ci sono cascato».

«VADO A PIEDI A PORDENONE»

TRA GAVETTA E SOGNI - Classe 1995, un muro alto 1.95, Perilli è arrivato in Friuli solo la scorsa estate dalla Reggiana. Il suo cartellino è stato di proprietà del Sassuolo che lo ha mandato un anno in prestito alla Pro Patria e prima ancora si è fatto le ossa nelle giovanili della sua città, Roma e Lazio. E' stato lui stesso a raccontarlo a Radiosei dove ha confessato anche la sua fede biancoceleste: «Sono laziale. Il primo allenatore è stato Patarca, che mi ha scoperto; poi ho giocato nel settore giovanile di quegli altri, sono rimasto lì per cinque anni, mi ha aiutato a crescere». Tanta gavetta dunque nell'ombra della Serie C prima di guadagnarsi le luci di San Siro. E poi chissà, dopo questa notte è lecito sognare: «Sarei onorato di difendere la porta della squadra che amo, per me la Lazio è il Real Madrid, è ciò che ho sempre sognato da bambino».

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