Juve-Inter, il peccato di Allegri

Juve-Inter, il peccato di Allegri© Juventus FC via Getty Images
Alessandro Barbano

Quando il calcio è calcio vero, la differenza la fa la birra che hai nelle gambe. L’Inter ne aveva di più, soprattutto in mezzo al campo, dove per larghi tratti ha dominato. Ma Allegri stavolta ha peccato di presunzione e le ha facilitato il compito. Perché, dopo aver con coraggio inserito Morata per Danilo, ribaltando lo svantaggio, ha smontato il centrocampo, con Bonucci per Bernardeschi e Locatelli per Zakaria. Così al 67’ ha restituito a Inzaghi il pallino del gioco. E il tecnico dell’Inter, che invece i cambi li ha azzeccati, ha imposto un’egemonia assoluta nella tre quarti, dalla quale non poteva venire per la Juve niente di buono. 
L’equilibrio che ha deciso la gara è tutto in queste mosse. Il primato agonistico dei nerazzurri racconta il vantaggio di Barella e il controllo del gioco da parte dell’Inter nel primo tempo. Le scelte di Allegri, la seconda in contraddizione con la prima, spiegano le due Juventus viste nella ripresa. Una in grado di spostare il baricentro in avanti, rimontando al galoppo. E l’altra confusa e arrendevole, che si ritrae e si consegna al forcing di Lautaro e compagni. È stato, quello di Allegri, un arrocco istintivo ma non intuitivo nel vecchio modulo all’italiana, nella convinzione di poter alzare con l’esperienza della retroguardia bianconera un muro al forcing degli avversari. Una scommessa che non funziona se hai una difesa dove il più affidabile, o forse l’unico davvero affidabile, è un veterano trentottenne. Una scommessa quasi impossibile in tempi di Var, quando la pressione costante nell’area chiama il rigore come una conseguenza altamente probabile. 
Poi ci sono i numeri. Quelli usciti dalle gambe magiche ma esili di Paulo Dybala, finché la fatica non lo ha stremato. Non sono bastati alla Juve, ma il suo tiro al volo nel secondo tempo, sul cross dalla sinistra di Alex Sandro, resta una magia futurista che il calcio italiano difficilmente ritroverà, se l’argentino dovesse varcare il confine. I numeri di Ivan Perisic hanno invece la precisione di un’equazione, in cui l’incognita è indecifrabile solo per l’avversario. Ogni volta che prende la palla sulla sinistra, il croato passa, anche se davanti trova un coriaceo e ispirato Cuadrado.  
L’Inter che agguanta la Coppa ha il volto di questo indomabile esterno. È una squadra imperfetta, spuntata davanti, ma robusta in mezzo, dove Brozovic, Barella e Calhanoglu insieme hanno fatto per tutta la stagione il centrocampo migliore del campionato, almeno fino a quando Tonali non si è trasformato nel furetto di gomma che al calcio italiano mancava da tempo. Nei centottanta minuti che restano al campionato, questo confronto deciderà anche la corsa per lo scudetto. Quanto alla Juve, la stagione si chiude con una sola certezza: il suo centrocampo è da reinventare. 

Perisic trascina l'Inter: Juve ko, anche la Coppa Italia va a Inzaghi
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