Interissima! Scudetto e Coppa Italia, doppio capolavoro Chivu
Difficilmente Cristian Chivu dimenticherà i dieci giorni in cui ha scritto il suo nome nella storia nerazzurra. Il 3 maggio ha vinto il ventunesimo scudetto dell'Inter, il 13 maggio ha conquistato la decima Coppa Italia, diventando in 118 anni della Beneamata il primo allenatore a centrare la Grande Accoppiata nella stagione dell'esordio. Quando si dice un predestinato: nel 2010, il signore romeno era stato uno degli Eroi del Triplete mouriniano; nel 2026 ha firmato la duplice impresa che attesta, plasticamente, la grandezza della sua opera. Undici mesi fa, era il 9 giugno, Chivu prese in mano una squadra uscita a pezzi dalla stagione in cui voleva vincere molto, ma aveva perso tutto: scudetto, coppa Italia, Champions. League, Supercoppa di Lega e il primo luglio uscì dal Mondiale per club. Vi ricordate in quanti storsero il naso quando Marotta decise di puntare sull'ex allenatore della sua Primavera? Il Como aveva blindato Fabregas e allora il presidente virò su Cristian. Ma come, dissero gli sparaclic, al posto di Inzaghi arriva un tecnico che alle spalle ha soltanto 13 partite in A con il Parma? Non importava che Chivu avesse brillantemente salvato gli emiliani: la superficialità e la faciloneria dei giudizi esigevano venisse definito inesperto, inadatto e via sputando sentenze. Chivu ha incassato e ha risposto nel modo che predilige: con la cultura del lavoro, la profonda conoscenza del mondo Inter, il rispetto e l'autorevolezza che gli derivano dall'essere stato un protagonista dello squadrone di José e dai dieci trofei allineati nella personale bacheca milanese, prima di cominciare l'altro cammino che adesso li ha fatti diventare dodici. C'è la firma a caratteri cubitali dell'ex ragazzo a 21 anni capitano dell'Ajax, alle radici dell'Interissima dominatrice della finale di Roma, contro una Lazio che non ha visto palla nel primo tempo e l'ha vanamente strusciata nella ripresa. Fra uno scudetto e una Coppa, Chivu ha anche risposto da signore alle improvvide parole di Mourinho, secondo il quale quest'anno il collega ha avuto una "stellina" dalla sua parte, cioè è stato fortunato poiché Napoli, Juve e Milan non gli hanno dato eccessivo fastidio. Inoltre, José dixit, "nessun giocatore dell'Inter oggi avrebbe giocato nell'Inter del 2010". Al che, Cristian ha obiettato: "Io mi godo questa squadra. Non si possono mai fare paragoni fra squadre di generazioni diverse. Sono passati 16 anni, ma, sicuramente, quell'Inter come questa, ha portato gioia ai nostri tifosi. Stellina? Parliamo di quanto fatto quest'anno". Ha fatto cose splendide, Cristian. Quanto a Mou, ascoltando ciò che ha detto, viene spontaneo associarlo immediatamente a uno sfolgorante Woody Allen che dialoga con se stesso: "Io non sono né narcisista né egoista, se fossi vissuto nell’antica Grecia non sarei stato Narciso". E chi saresti stato? "Giove".
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