Olanda-Italia: con Toldo e Totti fu impresa azzurra a Euro 2000

Giocando dalla mezz'ora in 10 uomini, Zoff e i suoi vinsero ai rigori contro i padroni di casa
Olanda-Italia: con Toldo e Totti fu impresa azzurra a Euro 2000
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Nel cuore di chi quel 29 giugno 2000 ha vissuto con le palpitazioni i 120 minuti (più recupero, più rigori) di una delle gare più agoniche della storia della Nazionale, Olanda-Italia lascia ancora sensazioni particolari. Il carattere e l’organizzazione degli azzurri ebbero clamorosamente la meglio sul dominio tecnico a tratti incontrastato degli olandesi, fiaccando lo spirito di una formazione, quella allenata da Frankie Rijkaard, che si trovò a sbattere più e più volte contro il muro eretto da Francesco Toldo, pur potendo contare sul supporto del pubblico di Amsterdam. Per far venir giù il castello di carte di van der Sar bastò un soffio di vento scatenato dal tocco sotto di Francesco Totti, un omaggio sfrontato allo scavetto reso celebre 24 anni prima, nella finale dell’Europeo, da Antonin Panenka.

L'inizio dell'assalto

Il c.t. Dino Zoff sceglie il solito 3-4-1-2: Toldo tra i pali, Cannavaro, Nesta e Iuliano in difesa, Zambrotta e Maldini sulle corsie, Di Biagio e Albertini in mediana e il terzo uomo, Fiore, con licenza di offendere, quindi il tandem Inzaghi-Del Piero, quest’ultimo preferito a Totti. L’Italia trema da subito, perché Zenden è un rebus irrisolvibile per Zambrotta e Bergkamp lavora tra le linee da vero fuoriclasse: il suo destro che scuote il palo è il primo segnale di un pomeriggio da trascorrere in trincea. Poco dopo la mezz’ora l’Italia è in dieci: Zambrotta stende Zenden, secondo giallo e rosso. Da lì a qualche minuto Frank de Boer dal dischetto può cambiare la sfida: il rigore è discutibile, Toldo spazza le polemiche mettendo in angolo il sinistro incrociato dell’olandese. Zoff cerca di rimodellare i suoi in un 4-4-1 in cui chiede sacrificio supremo sulle corsie a Del Piero e Fiore, mentre in difesa tocca a Cannavaro prendere le misure a Zenden. Kluivert vanifica un controllo sontuoso con un destro impreciso, all’intervallo è 0-0.

Finale in apnea 

Un tiro di Fiore a inizio ripresa permette all’Italia di respirare e di ricordare all’Olanda che la sfida è ancora tutta da giocare. Quando gli azzurri sembrano aver trovato il modo per arginare la marea olandese, ecco che Iuliano abbatte il compagno juventino Davids in area di rigore. Cambia l’incaricato della trasformazione: Kluivert spiazza Toldo, palo pieno. Sospiro di sollievo, Zoff inserisce prima Delvecchio per Inzaghi e poi Pessotto per Albertini. Il terzo cambio di “Dinomito” è di un coraggio leonino: Totti per Fiore, gli azzurri in dieci schierano contemporaneamente il capitano giallorosso, Del Piero e Delvecchio. L’ultima occasione dei regolamentari nasce da un campanile di Di Biagio e da un controllo forse non particolarmente voluto ma efficace di Delvecchio, che può lanciarsi in campo aperto prima di sfogare un mancino troppo debole per spaventare van der Sar. L’attaccante, nel primo tempo supplementare, ha un altro pallone per il clamoroso 1-0: gli arriva grazie a una di quelle invenzioni inspiegabili di Totti, che senza neanche guardare lo pesca a 50 metri di distanza. Van der Sar, col piedone, dice no. L’assalto olandese è sfibrante ma non provoca troppi scossoni, perché il quartetto Cannavaro-Nesta-Iuliano-Maldini non sbaglia più nulla, e dalle parti di Toldo non solo non si passa, ma non ci si arriva proprio. Rigori.

Toldo,Totti, la festa 

Il primo rigore della serie lo calcia e lo segna Gigi Di Biagio, chiamato a togliere dalla mente i fantasmi di Francia ’98. Per l’Olanda si ripresenta dagli undici metri Frank de Boer, una scelta pessima. Toldo, ovviamente, para. Il secondo cecchino azzurro è l’insospettabile Gianluca Pessotto, che aveva già timbrato contro van der Sar nella finale della Champions League del 1996, Ajax-Juventus. Segna ancora, 2-0. Se de Boer non era parso una scelta brillantissima, figurarsi quando sul pallone si presenta Jaap Stam, difensore formidabile, rigorista solo per hobby: pallone in curva. Con la mente libera, il cucchiaio di Francesco Totti è lo schiaffo definitivo alle velleità olandesi. Kluivert segna, Maldini sbaglia ma non importa, perché l’Italia è ancora a distanza di sicurezza e in porta ha un Toldo in stato di grazia, che sembra quasi divorare Bosvelt mentre sbaglia il quarto rigore della serie, quinto errore sui sei calciati dall’Olanda, in un pomeriggio che consegna l’Italia di Zoff al mito della resistenza calcistica. Anche se in finale, con la Francia, finirà per scontare quel successo con gli interessi.

Totti-Di Biagio e l’aneddoto dello “scavetto” dal dischetto

Fu una serie di rigori particolarmente significativa per Gigi Di Biagio, che aveva sbagliato il penalty decisivo nei quarti di finale di Francia ’98 contro i padroni di casa transalpini, e per Francesco Totti, rimasto nella storia del calcio italiano grazie al tocco sotto con cui ingannò Edwin van der Sar. Una scelta dettata non dall’istinto, ma pensata già in grande anticipo. Raccontò Marco Delvecchio in una celebre puntata del programma Rai “Sfide” che ripercorreva quella mitica semifinale: «Quando Francesco si incamminò verso il dischetto, Di Biagio ci disse che avrebbe fatto lo scavetto». Una ricostruzione confermata dal regista, che aveva realizzato il primo calcio di rigore della serie con una conclusione potente e precisa: «Rimasero tutti stupiti ma sapevo che Francesco voleva scavare il pallone. Maldini mi diede del matto quando glielo dissi». Capitan Maldini rimase in sospeso fino all’ultimo: «Non ci credevo, poi van der Sar era altissimo, è anche difficile pensare di fare una cosa del genere». Per Totti fu un gioco da ragazzi, un modo come un altro per battere il gigante van der Sar: «In questi casi si dice che o sei matto o sei bravo. E io matto sinceramente non lo sono...».

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