Quando Franzoni fermò i campioni d'Europa

Il racconto dell'unico precedente tra Lazio e Bayern Monaco, giocato a Roma nel 1974 e finito in parità
Quando Franzoni fermò i campioni d'Europa

ROMA - Un avversario di livello assoluto. Il pubblico delle grandi occasioni e una voglia matta di vivere emozioni che una squalifica assurda ha privato a una squadra e a un’intera tifoseria. Gli oltre sessantamila spettatori che la sera del 17 settembre 1974 hanno riempito le tribune dello stadio Olimpico, per assistere al match tra Lazio e Bayern Monaco, lo hanno fatto con questo spirito. Con la voglia di gustarsi una gara avvincente ed equilibrata. Con la curiosità di vedere la Lazio di Chinaglia al confronto dei campioni di Germania, freschi vincitori della Coppa dei Campioni. Proprio la Coppa dalle grande orecchie è il grande rammarico di tutto l’ambiente laziale. «Fummo squalificati per ciò che successe la stagione precedente durante e al termine della sfida contro l’Ipswich Town – ricorda Paolo Franzoni, attaccante della squadra capitolina destinato a lasciare il segno contro i tedeschi – in una partita di Coppa Uefa. Io ero appena stato acquistato dal Brindisi durante il mercato autunnale e assistetti alla partita dalla tribuna. Si partiva dal 4-0 dell’andata ed era difficile recuperare. Ma la Lazio giocò una grande gara e sfiorò l’impresa. L’arbitro ne combinò di tutti i colori e fece scatenare l’inferno».

Franzoni: "Che emozione segnare al Bayern Monaco”
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Franzoni: "Che emozione segnare al Bayern Monaco”

Sapore d'Europa

Invasioni di campo, botte da orbi e una sanzione pesantissima: l’Uefa squalifica i biancocelesti per un anno intero, togliendo a Maestrelli la possibilità di giocarsi sul campo la Coppa dei Campioni che aveva conquistato con la vittoria dello scudetto. Ecco perché il match contro il Bayern Monaco assume un’importanza molto alta. «Questo Bayern era sulla bocca di tutti. Erano i campioni di Germania, avevano vinto la Coppa Campioni e gran parte della loro rosa formava l’ossatura della nazionale tedesca che in estate aveva vinto i Mondiali. Insomma c’era grande curiosità nel vedere all’opera campioni come Maier, Beckenbauer, Muller, Hoeness. Noi entrammo in campo e guardammo tutti questi fenomeni giocare contro di noi. Una grande emozione». Da una parte la Lazio di Pulici, Re Cecconi, D’Amico, Wilson e Chinaglia. Dall’altra una formazione rocciosa che ha fatto la storia del calcio europeo. Franzoni parte dalla panchina. «Quando entrai allo stadio e lo vidi così pieno fu bellissimo. Una cornice di pubblico eccezionale. In tribuna c’era anche Fulvio Bernardini il commissario tecnico della nazionale. Io mi accomodai in panchina con mister Maestrelli, Polentes, Badiani e altri compagni, convinto di assistere alla partita semplicemente da spettatore. Ma non fu così».

Un gol storico

Il calcio regala emozioni impreviste e straordinarie. In una sfida come questa, contro un avversario di livello assoluto, tutti si aspettano una giocata decisiva di un protagonista annunciato. Ma nella Lazio di Chinaglia, Frustalupi e D’Amico, è proprio Paolo Franzoni (che dodici mesi, prima di approdare alla Lazio giocava in B con il Brindisi) a recitare il ruolo di protagonista assoluto. La Lazio è sotto di un gol, segnato nel primo tempo da Schwarzenbeck, un roccioso difensore centrale. Un giocatore che colpisce tutti, in primis Franzoni. «Era identico a me. Due gocce d’acqua. Alti uguale, entrambi riccioluti. Quando me lo trovai di fronte sembrava di guardarmi allo specchio e anche lui fu della stessa impressione. Dentro di me pensai di avere un fratello tedesco che non avevo mai conosciuto». Franzoni si alza dalla panchina a venti minuti dalla fine. È chiamato a sostituire Giorgio Chinaglia, che ha preso una brutta botta e zoppica vistosamente da diversi minuti. È la svolta della partita. Paolo inizia il duello con il suo sosia e a cinque minuti dalla fine entra nella storia. «Frustalupi mise una gran palla in area di rigore, a mezza altezza. Io mi gettai sul pallone, sono riuscito a colpirlo con la fronte e indirizzarlo nell’angolino basso alla sinistra di Maier. Appena vidi la sfera entrare in rete capii di aver fatto gol al portiere campione del mondo». Una grande soddisfazione, seppur mitigata da un pensiero assillante. «Il giorno dopo ero contrastato da due sentimenti: da una parte la gioia per aver segnato al Bayern Monaco. Una cosa che non succede tutti i giorni; dall’altra la rabbia al pensiero che una partita cosi? avremmo potuto giocarla davvero in Coppa dei Campioni e non solamente in amichevole. E magari anche la mia rete sarebbe stata ricordata diversamente, al pari di quella segnata nel derby in campionato la stagione precedente».

Uomo derby

Franzoni è, infatti, l’uomo dei gol decisivi. In quella Lazio trova poco spazio, chiuso da Chinaglia, Garlaschelli e D’Amico, ma quando è chiamato in causa lascia il segno. «Ho fatto gol al derby dopo 50 secondi dal mio esordio in Serie A. Un record. Per tanti anni sono stato l’esordiente in Serie A ad aver segnato più velocemente. Ogni tanto veniva qualche televisione a intervistarmi per ricordarmelo. Poi, dopo tanti anni questo record mi è stato tolto dal milanista Paloschi, che contro il Siena segnò dopo 18 secondi. Diciamo che la Roma era la mia preda preferita. Ai giallorossi segnai anche nella finale scudetto Primavera con la maglia del Torino e nel campionato De Martino quando ero alla Lazio. Quel giorno mi marcò Ranieri, con il quale ho un ottimo rapporto, ma sono comunque riuscito a fare gol. I giallorossi mi hanno sempre portato bene. E quando la Lazio mi cedette all’Avellino, Liedholm mi chiamò per convincermi a tornare a Roma. Ma dall’altra parte. Ci furono un paio di telefonate, ma non se ne fece nulla». Gol all’esordio in serie A e alla prima sfida contro una big del calcio mondiale. «I momenti più alti della mia carriera. Il gol al Bayern Monaco rappresenta ancora oggi per me un motivo di grande orgoglio. Quando la Lazio è stata sorteggiata con i tedeschi sono andato a ricercare i ritagli di giornale di quella partita per riviverne le emozioni. Non sapevo che fosse il primo e unico precedente tra i biancocelesti e i tedeschi. Ogni tanto quando vado al bar a Livorno e incontro i miei amici mi vanto, ricordando loro che ho giocato e segnato contro Maier e Beckenbauer. E se loro non ci credono tiro fuori i giornali e glieli faccio vedere. Ho giocato poco, avevo davanti a me dei campioni straordinari, ma ho fatto parte di una Lazio incredibile che ha vinto lo scudetto e ha scritto delle pagine importantissime nella storia del calcio. Una squadra che durante la settimana litigava, ma che in campo si univa e dava il massimo. Tornare a Roma il giorno del centenario è stato emozionante. Io mi ero operato alle anche e non potevo giocare, ma Chinaglia voleva che scendessi in campo. Al posto mio giocò mio figlio. A me resta la soddisfazione di aver fatto gol ai campioni d’Europa. Mica male, no?».

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