I 100 anni di Gianni Agnelli, l'Avvocato con la Juve nel cuore VIDEO

L'amore per i bianconeri e per la Ferrari, l'industria e la politica, il ritratto di un uomo dallo stile unico
I 100 anni di Gianni Agnelli, l'Avvocato con la Juve nel cuore VIDEO
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Uomo di indubbio fascino e di curiosa intelligenza, amante del buon vivere e dell’estetica, Gianni Agnelli, nel corso della sua vita, seppe essere influente in settori della società tanto importanti quanto diversi: l’industria, la politica e lo sport del ventesimo secolo italiano hanno sempre fatto i conti con le sue idee e le sue decisioni. Agnelli nasceva a Torino il 12 marzo 1921, precisamente 100 anni fa. Oggi tutto il mondo dello sport, e non solo, lo ricorda con nostalgia. (guarda il nostro video in suo ricordo)

I 100 anni di Gianni Agnelli, l'Avvocato con la Juve nel cuore
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I 100 anni di Gianni Agnelli, l'Avvocato con la Juve nel cuore
 

L’Avvocato, soprannome guadagnato essendo laureato in giurisprudenza pur non avendo mai esercitato la professione, frequentava il jet set internazionale: colloquiava con John Fitzgerald Kennedy, andava a cena con Rockefeller, flirtava con le donne più belle e famose del mondo. Ammirava gli Stati Uniti, quell’idea di grandezza e modernità che gli sapevano ispirare e che, in qualche modo, provò a riflettere nelle sue scelte. Faceva vacanze al mare e in montagna, andava a vela e praticava lo sci: lo sport era la sua grande passione, un balsamo di gioventù che coltivò per tutta la vita curandosi di due grandi amori: la Juventus e la Ferrari. Delle rosse amava lo spirito d’eccellenza che le ispirava e la velocità. Della squadra bianconera si occupò sempre, vanto di famiglia che non disdegnava di condividere con i milioni di tifosi che nella Vecchia Signora riponevano le loro aspettative di felicità e di successo. Era un pezzo del suo cuore, un gioco da curare con professionalità maniacale come testimoniano le telefonate che dispensava all’alba a un giovane Trapattoni per avere informazioni sullo stato della squadra e dare suggerimenti. Amò Platini per quell’intelligenza irriverente che lo affascinava e glielo faceva sentire affine. Definendolo “bello di notte” fece di Boniek un cavaliere dimezzato. Svalutò Baggio perché ne intravedeva quelle ombre di timidezza nelle quali non poteva riconoscersi. Dispensava le sue battute sagaci ai giornalisti che lo attorniavano frementi all’intervallo delle partite, dalle quali si allontanava, per vezzo o per necessità, pochi minuti prima del novantesimo. Amato, riverito ma anche detestato da chi ne invidiava l’intelligenza e non ne sopportava il potere, Gianni Agnelli ha saputo rappresentare, dell’Italia del ventesimo secolo, quell’aspetto di esclusività che oggi sembra così difficile replicare.

  

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