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Lo strappo tra Balotelli e i senatori durante il Mondiale 2014: cosa accadde nell'intervallo con l'Uruguay

Dissapori già all’Europeo, ma lì vedemmo il miglior Balotelli. A Natal la furia dei “senatori”: in Brasile il caso deflagrò violentemente

Lo strappo tra Balotelli e i senatori durante il Mondiale 2014: cosa accadde nell'intervallo con l'Uruguay
© LaPresse

Quando scendemmo da quel maledetto aereo, di ritorno dal peggior Natal della nostra vita (a Natal, Stato del Rio Grande del Nord, avevamo appena perso con l’Uruguay che ci aveva eliminato da Brasile 2014), tutti avevano una gran fretta di scappare. Balotelli ne aveva più di altri. Sotto le scalette c’era un van pronto per riportarlo a casa. Ma prima che accendesse i motori, Prandelli lo raggiunse: «Mario, devi cambiare». Mario gli chiese scusa perché in quel Mondiale, come tanti altri suoi compagni, aveva fallito.

In Brasile si erano formati tre gruppi. I senatori, con Buffon, Chiellini, Barzagli, De Rossi, Marchisio, Bonucci e Pirlo, da una parte, dall’altra la coppia considerata assai poco affidabile, Balotelli e Cassano, in mezzo un gruppetto di ragazzini fra cui Insigne, Immobile e Darmian. Il risultato fu il fallimento.

Ma se vogliamo considerare Balotelli come un problema (e lo è stato, come no), allora non bisogna partire dalla Confederations Cup, quando Chiellini «lo avrebbe preso a schiaffi». Il problema era dell’anno precedente, all’Europeo. Solo che in Polonia e Ucraina il giovane Mario era stato protagonista, toccando livelli mai più raggiunti e presto abbandonati. Quindi, tutti zitti.

E restavano zitti anche quando Prandelli, nelle riunioni di squadra nel ritiro di Mangaratiba, cento chilometri a est di Rio de Janeiro, chiedeva se ci fossero dei problemi nel gruppo. Li conosceva, quei problemi, quei dissapori, e voleva che gli azzurri chiarissero. In Brasile il gruppo esplose, nessuno sopportava Balotelli. E’ sempre stato un personaggio che divide, su questo non ci sono dubbi, ma gli “anziani” avrebbero dovuto parlare prima, non dopo. La decisione tecnica spetta al ct (che infatti, assumendosi ogni responsabilità, si dimise seduta stante), ma dentro il gruppo c’erano soprattutto loro, i vecchi. Piccolo salto in avanti: quando Antonio Conte richiamò Balotelli in Nazionale, lo fece dopo averne parlato ai suoi giocatori più anziani e lo convocò quando sapeva che Mario non avrebbe mai superato l’esame del ritorno, esame saltato ancora prima che venisse effettuato. Da Mangaratiba usciva di tutto e il protagonista era quasi sempre lui. Lui che dopo la sconfitta con l’Uruguay chiamò il suo parrucchiere personale per farsi fare un ciuffo biondo, lui che postava la foto dell’anello con la dichiarazione d’amore alla sua Fanny pochi giorni prima del debutto al Mondiale, lui che aveva la testa altrove. Ma il vero problema di Balotelli non è stata l’attenzione che Mario nutriva nei confronti del suo personaggio, no, è stata la totale disattenzione che nutriva nei confronti del giocatore che era, o meglio, che pensava di essere. Quando Chiellini dice che per lui non rientrava fra i primi venti al mondo, dà un giudizio fin troppo positivo. Solo nel 2012 è stato fra i primi venti, poi nemmeno fra i primi 50. Molti suoi allenatori hanno pensato di avere in mano un fenomeno e a noi è sempre sfuggita la ragione. Sul piano tecnico ha una sola grande dote: il tiro. Pazzesco. Fantasia, intuito in area di rigore, doti da gran bomber, proprio no. Sul piano fisico sì, è super. Su quello atletico è poco o niente: non si muove mai. Su quello tattico è un disastro perché quando la palla era fra i piedi di Pirlo, lui non scattava, macchè, tornava indietro per prendergliela.

In Brasile è scoppiato tutto ma solo alla fine, solo quando tutto era perduto. Anzi, quasi tutto. Perché lo strappo vero è avvenuto all’intervallo di quella maledettissima partita con l’Uruguay, negli spogliatoi dell’Arena delle Dune di Natal. Siamo ancora sullo 0-0 e in quel momento siamo qualificati agli ottavi. Balotelli sta giocando malissimo, così come era successo nella gara precedente col Costa Rica, in più è ammonito e dopo il giallo ha commesso un fallo di mano che poteva costargli il secondo giallo. Ma Prandelli lo vuole tenere dentro, va da lui e gli fa un discorso chiaro: «Mario stai tranquillo, gioca per la squadra, non andare per conto tuo. Io ti do fiducia, ma tu devi stare dentro la partita». Balotelli prende il discorso dalla parte sbagliata e comincia a bofonchiare, si lamenta, dice che lui la partita la sta giocando. E’ in quel momento che intervengono i senatori: «Mario stai zitto e pensa a giocare». Ma lui non sta zitto, continua a protestare, così Prandelli decide: «E allora sai che c’è? Resti fuori». Finisce la partita e partono i siluri verso Balotelli. Il primo è di De Rossi: «In Nazionale ci vogliono uomini veri. Bisogna ripartire senza figurine e certi personaggi». Il secondo è di Buffon: «La verità è che sono sempre i soliti a tirare la carretta, ovvero i Buffon, i De Rossi, i Barzagli e i Pirlo. Questi giocatori meritano rispetto. I senatori ci sono sempre, qualcun altro no». Il terzo è di Chiellini, ma con sei anni di ritardo.

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