Lippi: "Questa Italia piace perché sa vincere"

Intervista esclusiva all'ex ct: «È una qualità fondamentale, non sempre si può essere brillanti. Per il percorso di ricostruzione messo in atto da Mancini sono finiti gli aggettivi positivi. È un gruppo che riesce a esaltare chiunque giochi»
Lippi: "Questa Italia piace perché sa vincere"© CIAMILLO
Andrea Santoni

Marcello Lippi, c’è un’Italia che corre verso il mondiale che assomiglia alla sua.

«Mi fa piacere. La Nazionale per me, e non solo per me, ha un valore straordinario».

Venticinque partite senza mai perdere lei, sequenza culminata a Berlino, con Mancini arrivato ora a 24.

«Stiamo finendo gli aggettivi. Di questa squadra e del suo allenatore è stato detto tutto quello che di positivo c’è da dire, in un percorso di ricostruzione».

Nella sua prima straordinaria esperienza azzurra, conclusa col trionfo iridato, un paio di risultati le mancarono solo all’inizio, come è successo all’attuale ct

«E come è anche naturale che sia. Noi perdemmo in Slovenia, ottobre 2004. Una partita complicata; poi però migliorammo di volta in volta, in modo chiaro, sistemando quel che c’era da sistemare nel gioco e negli uomini».

Due anni di lavoro importanti

«In crescendo. Ecco, c’è una cosa che a me dispiace non sia potuta accadere la scorsa primavera a questa Nazionale, quando tutti i programmi saltarono per via della pandemia».

Ci spieghi

«Credo che a Mancini e ai suoi avrebbe fatto non bene, ma benissimo poter giocare quelle due amichevoli impegnative e prestigiose che erano in calendario a fine marzo 2020, a Wembley contro l’Inghilterra (il 27-3) e poi subito dopo contro la Germania a Norimberga (il 31- 3). Lo dico per esperienza diretta».

Si riferisce alle amichevoli della sua Nazionale contro Olanda e Germania prima del mondiale 2006

«Esattamente. Eravamo arrivati in fondo alle qualificazioni in modo brillante. E ci siamo detti: bene, adesso dobbiamo capire quanto valiamo contro grandi avversarie. Per questo chiesi alla Federazione di organizzare tre match: contro gli olandesi, i tedeschi e contro il Brasile. Nell’ultimo caso non se ne fece di niente per motivi di budget. Ma vincemmo ad Amsterdam a novembre 2005 contro una squadra che non perdeva da un anno e mezzo, poi a marzo 2006 battemmo 4-1 la Germania a Firenze. Li capimmo che avremmo potuto battere chiunque».

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