Italia, traditi da un peccato di presunzione

Italia, traditi da un peccato di presunzione© Getty Images
Alessandro Barbano

I teppisti che hanno fischiato Donnarumma nei primi venti minuti sono gli unici che meritano la sconfitta. Non sono tifosi, e purtroppo non sono pochi, le loro urla scimmiesche fanno il paio con gli insulti di Firenze a Koulibaly e dicono quanto grande e diff uso sia il virus che infetta il calcio italiano, e non solo.

L’Italia che cade con ingenuità e con onore merita invece un abbraccio più grande di quello riservatole a luglio di ritorno dal trionfo di Wembley. L’immagine che la racconta è quella di Federico Chiesa, che s’invola in una fuga di settanta metri verso l’ignoto e poi porge il pallone a Pellegrini come un dono della tenacia e dell’altruismo. La sua è una squadra che ci ha creduto fino alla fine, oltre il confine delle proprie forze, cercando l’impresa impossibile. Ed è l’Italia da cui ripartire, facendo tesoro di questo schiaffo giunto dopo trentasette risultati utili, troppi per non perdere la via maestra.

Mancini dovrà riflettere sulle ragioni della sconfitta, e forse sull’ inconsapevole peccato di presunzione che l’ha prodotta. L’idea di giocare senza centravanti per contendere a centrocampo il primato del palleggio agli spagnoli ha funzionato quindici minuti. Poi Busquets è salito sul podio e con la sua bacchetta ha stregato la palla, portandola di qua e di là come solo loro sanno fare. Se il tiki-taka è nato da queste parti, ci sarà una ragione.

Senza un centravanti vero gli azzurri sono rimasti nella loro metà campo, storditi dal fraseggio dei rivali. Bernardeschi tra i due centrali iberici è parso subito un ostaggio che abbia smarrito ogni chance di fuga. E una cosa è chiedere a Insigne di propiziare il contropiede, un’altra di fare il contropiedista. L’idea di poter giocare meglio della Spagna si è rivelata un’illusione fatale, perché l’Italia ha smesso di fare l’Italia. E dalla Spagna è stata trafitta e messa nel sacco.

Da qui a un anno questo gruppo dovrà evolvere, cercando nuovi equilibri e nuovi protagonisti. Non si può pensare di affrontare il Mondiale con Chiellini e Bonucci. E ieri sera abbiamo toccato con mano che al momento non abbiamo niente di meglio di Chiellini e Bonucci.

Allo stesso modo l’equivoco del centravanti ci accompagna da troppo tempo. Le perplessità di Mancini su Immobile, confermate dalla non brillante prova del laziale nell’Europeo, non hanno prodotto un’alternativa credibile. È il primo punto nell’agenda del cittì. Dalla finalina per il terzo posto è il caso di verificare se Raspadori è il talento che può sbocciare. Provare per credere.

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