L’ad di Dazn, Stefano Azzi: “Mondiale ovunque”

L’ad di Dazn, Stefano Azzi: “Mondiale ovunque”

Emittente trasmetterà tutte le 104 partite del Mondiale per un’esperienza unica
Giorgio Marota
8 min

«Investire, intrattenere e innovare», arginando le piattaforme illegali e chiedendo alle società di Serie A di scendere in campo per migliorare insieme il prodotto. La formula di Stefano Azzi, amministratore delegato di Dazn Italia da quattro anni, ha già fatto la fortuna dello sport business in America, il Paese dell’NBA e dell’NFL che ospiterà, insieme a Messico e Canada, il prossimo Mondiale di calcio. La piattaforma che dal 2018 porta il campionato nelle case degli italiani (oltre che su tablet, pc e smartphone) trasmetterà in diretta tutte le 104 gare, segnando un nuovo capitolo nella diffusione del pallone in streaming. 

Azzi, proviamo a immaginare il futuro: vedremo anche l’Italia? 

«Dire che ce lo auguriamo è ovvio: noi di Dazn Italia domani saremo tutti a Bergamo a tifare». 
 
Allora prima del dirigente intervistiamo il tifoso: cos’è per lei il Mondiale? 
«Un primo amore. Avevo 13 anni nel 1982, i gol di Paolo Rossi sono stati il mio battesimo al calcio. Mi dipingevo la faccia col tricolore, a casa cucivamo le bandiere. La Nazionale ancora univa». 
 
Oggi divide? 
«Gli italiani si dividono tifando la squadra del cuore, ma anche per abitudine e cultura». 
 
Per la prima volta porterete il Mondiale nelle case degli abbonati. 
«In realtà lo faremo ovunque, anche nei bar. Con lo streaming il calcio è a portata di mano, la partita ormai ce l’hai in tasca». 
 
Quindi lo streaming ha fatto pace con lo sport live? C’è stato un tempo in cui le due cose sembravano incompatibili. 
«Ma sì, dài. Oggi siamo abituati a questo tipo di fruizione. Quando ci siamo inseriti nel mercato abbiamo trovato un Paese non sempre digitalizzato e abitudini di consumo televisivo consolidate da vent’anni. Ora possiamo dire che c’è stata una grande spinta anche infrastrutturale. E siamo arrivati a una ricezione non più passiva: interagire con gli altri tifosi durante la partita o chattare con i campioni è già realtà». 
 
Cosa dovranno aspettarsi gli abbonati? 
«Tanti approfondimenti, tanto racconto del Mondiale, insomma uno show completo prima, durante e dopo le partite. Abbiamo incluso l’evento nelle offerte principali già attive come la “Full” e la “Family” e lo trasmetteremo anche nei locali pubblici».

Si può quantificare l’investimento di Dazn? 

«Non sono dettagli comunicati al mercato. Possiamo però dire che fa parte di un percorso cominciato con il Mondiale per Club che ci ha portato a negoziare i diritti della rassegna iridata. E con Fifa+ saranno disponibili un mondo di contenuti». 
 
Come si sradica la cultura della pirateria? 
«Vi stupirò, ma credetemi: non è un tema legato ai prezzi». 
 
Far risparmiare gli utenti non è un deterrente? 
«Guardi, nel 2022 alzammo i prezzi e il pezzotto ci imitò, poi adottammo delle promozioni e le piattaforme illegali fecero altrettanto. E vengono piratati anche contenuti gratuiti. Noi al cliente finale costiamo meno di un caffè al giorno. Anzi, parliamo di circa 90 centesimi: dove lo trovate più il caffè a questo prezzo?». 
 
Quindi ha capito perché il malcostume è così diffuso? 
«È un tema culturale, legato al senso di impunità. C’è gente che si sente “cool” fregando il sistema, senza rendersi conto che in questo modo finanzia la criminalità e regala i propri dati. A fruire illegalmente del calcio sono anche laureati, professionisti di tanti settori, persone con un reddito alto. La leva più importante resta quella delle sanzioni, perché educano. Il quadro normativo è ottimo, nell’esecuzione dobbiamo tutti essere più continuativi». 
 
Il nostro campionato sta davvero perdendo di appeal. Investire è ancora vantaggioso? 
«Il cuore del tifoso continua a essere nel calcio domestico. I nostri ascolti sono in crescita, siamo stabilmente sui 6 milioni di pubblico a giornata con una crescita del 15% rispetto all’anno scorso». 
 
Molti presidenti però temono il cosiddetto “effetto Francia”, cioè la svalutazione dei diritti dopo il 2029. 
«La Serie A è un diritto su cui vogliamo continuare a puntare. Dobbiamo ragionare su come non perdere valore, lavorando in sinergia con le leghe e i club. Fare, anziché preoccuparsi, è una buona strategia». 
 
Fare cosa? 
«Penso alla NFL, attiva come industria sportiva, nell’intrattenere, nel coinvolgere la comunità, con un’esperienza televisiva e allo stadio uniche e un contatto autentico tra pubblico e giocatori. Penso all’intervallo, al pre-gara: quanti contenuti potremmo creare per riempire i tempi morti? Oggi possiamo solo trasmettere il segnale così come lo riceviamo». 
 
È in quest’ottica che avete proposto alle società di diventare azioniste di Dazn? 
«Ci stiamo lavorando. La NFL l’ha già fatto con ESPN. Dazn è una società ad alta crescita e una partnership con le proprietà è un’opportunità in più». 

L’aumento dei ricavi delle competizioni internazionali non rischia di impoverire i campionati nazionali, creando un gap sempre più ampio tra chi partecipa alle coppe e le altre? 
«Credo serva un punto di equilibrio. Ma il motore di tutto resta la lega domestica, soprattutto dal punto di vista dell’audience. Se ci fossero meno paletti nello sperimentare si potrebbero trovare forme molto interessanti per rilanciare il prodotto». 
 
A proposito di novità, è vero che le nuove generazioni si annoiano durante le partite? 
«I miei figli hanno 21 e 22 anni, quando i giocatori stanno a terra sì, prendono lo smartphone e in quei due minuti navigano altrove. Se trovano qualcosa di più attraente... beh li perdiamo. È in quelle pause che dovremmo intrattenere con dei contenuti. Non dobbiamo aver paura di mettere in discussione il prodotto calcio. Oggi abbiamo tutti gli strumenti tecnologici per migliorarlo». 
 
Che ne pensa delle polemiche su Open Var? C’è chi vorrebbe mandarlo già in pensione. 
«Per me peggiorerebbe la situazione. È una trasmissione nata dalla volontà di fare educazione al regolamento. Lo abbiamo chiesto anche ai nostri clienti e il 90% vorrebbe avere l’audio e il video del Var e sentire le spiegazioni. Non c’è niente di più sano che parlare serenamente di un errore, quando accade». 
 

Lei che lo trasmette, ce lo dice chi vince questo campionato? 

«Da quando sono arrivato c’è stata alternanza tutti gli anni. Questo mi piace molto perché crea attenzione». 


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