Italia, affezionati alle difficoltà

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport-Stadio
Ivan Zazzaroni
3 min

Tutti abbiamo - dovremmo avere - dentro un’insospettata riserva di forza che emerge quando il calcio ci mette alla prova. Eppure...

Questo che state per leggere è l’articolo che vi aspettavate: scontato, ma inevitabile. Contiene le classiche parole di incoraggiamento, quelle di chi è tenuto ad accompagnare al traguardo la squadra del cuore. È uno dei tanti richiami, in passato inascoltati, al senso di responsabilità dei giocatori: è più di un augurio e conta più di una speranza. È un desiderio confessato, ma anche una sorta di resa all’evidenza di una crisi tecnica e morale. 
Non ho intenzione, né la voglia, di presentare per l’ennesima volta l’infinito elenco degli errori commessi dal nostro calcio, tanto il calcio non legge, non vede e non sente. Fa sempre come gli pare. 
A poche ore dalla partita con l’Irlanda del Nord troverei peraltro poco simpatico mettere in fila i colpevoli dell’eventuale terzo sfascio. Se non fossimo capaci di superare il primo playoff e l’altra finalista, non ci sarebbe bisogno di inviti alle dimissioni dell’establishment di via Allegri: farebbero da soli, anche perché si muoverebbe nella direzione della mannaia la politica che nel calcio ha sempre messo le mani e non solo quelle. 
Oggi desidero diffondere ottimismo, ponendomi nel ruolo di dichiarato oppositore di chi non vede l’ora che l’Italia salti per la terza volta consecutiva la fase finale del Mondiale, los cojones ferial. 
Molti di noi pensano soprattutto ai milioni di under 20 che non hanno mai visto gli azzurri nella fase finale del torneo più importante al mondo. Chi, come il sottoscritto, ha invece avuto la fortuna di divertirsi almeno sei volte negli ultimi 60 anni – a Messico 70, Spagna 82 e Germania 2006 aggiungo Italia 90, Usa 94 e Euro 2021 – tifa anche per gli over, per chi ama incondizionatamente la maglia azzurra, gente come il nostro Polverosi, mezzo secolo di giornalismo appassionato e di qualità, che ieri mi ha scritto di averlo sognato, il pezzo sulla Nazionale, aggiungendo: «fanne quello che vuoi». Lo trovate in queste pagine. 
Forza, allora, perché ci stiamo affezionando troppo alle nostre difficoltà. O forse sono loro a essersi affezionate a noi. 

PS. L’immagine della prima pagina è stata creata dall’AI: non avevamo trovato giovani altrettanto felici di tifare per la Nazionale.  

 

 


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