Italia, giochiamocela con Esposito

Leggi il commento sugli azzurri di Gattuso dopo la vittoria contro l’Irlanda del Nord
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

4 min

Pubblicato il 27.03.2026, 08:05

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Cinque minuti da vecchia grande Italia sono bastati per piegare la resistenza dell’Irlanda e gli altri quaranta per riemergere dalla pochezza del primo tempo, per tornare a giocare un bel calcio, per ritrovare un po’ di certezze, per sentirsi ancora Italia. In quei cinque minuti la Nazionale si è scatenata, come percorsa da una scarica di adrenalina. Un gol sbagliato da Retegui, un diagonale micidiale di Kean deviato in angolo e alla fine la sventola di Tonali dell’uno a zero. Non ne potevamo più del piattume dei primi 45', una fatica esagerata per arrivare lassù, dalle parti del portiere. Partivamo da dietro, senza pressione, con un palleggio lento e monotono, da Bastoni a Locatelli, da Locatelli a Mancini e spesso tornavamo indietro per ricominciare una manovra che non aveva sbocchi. Gli irlandesi tutti dietro, ora lo chiamano blocco basso, più banalmente una difesa densa e robusta. Poi ogni tanto ripartivano, benino in avvio ma per nostra fortuna al momento di concludere non c’era precisione.

Era esattamente la partita che Gattuso si aspettava, una partita da scardinare con una giocata. Sì, ma di chi? Ci ha provato Politano, però ha saltato il suo avversario una sola volta. E siccome proprio Politano era l’unico ad avere una tecnica da dribbling, la Nazionale si è appoggiata spesso dalla sua parte, trascurando un po’ quella di sinistra occupata da Dimarco. Se avesse avuto un difensore centrale di sua fiducia, forse Gattuso avrebbe potuto spostare Bastoni dal centro a sinistra, così da ricreare l’asse che ha fatto le fortune dell’Inter. In ogni caso, non c’era verso di sfondare.

Locatelli ha provato con un paio di lanci lunghi per gli attacchi di Kean, ma intorno al viola e a Retegui c’era sempre una folla di difensori. Sui calci d’angolo gli irlandesi avevano spesso la meglio. Avremmo dovuto provare di più con la palla a pelo d’erba, perché loro di piede non se la cavavano bene come di testa e un paio di mischie in area piccola dovevano suggerire agli azzurri di insistere col gioco a terra.  

Il niente di quei 45 minuti si è trasformato in qualcosa di piacevole, di molto piacevole nella ripresa e ha trasformato il nostro patimento in un sollievo, la nostra tensione sciolta in un sorriso soddisfatto. Era l’ora. Il gol di Tonali ha spaccato la partita e la Nazionale ha cominciato ad attaccare con più spazio a disposizione. Kean ha segnato un gol da applausi, ma prima di quella prodezza c’era stata una “giocata” anche dalla panchina, giocata inevitabile si può aggiungere: dentro Esposito al posto di Retegui, a cui la sosta del ca mpionato arabo non ha proprio giovato. La coppia del doppio centravanti Kean-Retegui, inventata tempo fa da Gattuso con una bella intuizione, stavolta ha funzionato solo a metà, quella viola. Con Pio è cambiato l’attacco. Prima ha messo Kean davanti al portiere col primo assist, poi ha lavorato di sponda (finalmente uno che veniva a prendere palla e a giocarla in avanti), infine è andato a un passo dal gol con un colpo di testa respinto sulla linea. Gattuso non ha bisogno di consigli, perché di sicuro si sarà accorto della differenza: in finale meglio Esposito di Retegui. 

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