Il messaggio di Djokovic, le lezioni ai compagni e quella profezia del passato: gli assurdi giorni di Dzeko. E intanto a Sarajevo la festa...
Qualche anno fa, parlando in via informale con alcuni cronisti, Edin Dzeko raccontava di come il Mondiale 2014 con la Bosnia fosse una delle cose che lo rendesse più felice: "Ma non come calciatore, proprio come persona". Aggiungeva pure che, prima di smettere, avrebbe voluto disputare un altro campionato del Mondo: "E magari incontrare l'Italia...". Ecco, la profezia si è avverata solo in parte: perché l'Italia e la Bosnia si affronteranno davvero, ma al Mondiale andrà solo una delle due. E per Dzeko questo è davvero un derby del cuore, non è una frase fatta. Italiana è la squadra in cui ha giocato di più - la Roma - e quella in cui ha fatto più gol (119 e assist, 58), l'Italia è il Paese dove si è sposato, nel 2016, e dove sono nati tutti i suoi figli, tre nella capitale e una a Milano. In Italia (a Firenze) vive ancora la sua famiglia, l'italiano, insieme al bosniaco e all'inglese, è la lingua che parla più frequentemente. Ci sono poi il ceco e il tedesco e qualche parola di turco, ma questa è un'altra storia. Quella di oggi racconta come Dzeko stia cercando di isolarsi. Oggi la Bosnia si allena a Sarajevo, nessuno parla, domani dovrebbe toccare a lui insieme al ct.
Cosa ha scritto Djokovic a Dzeko
Il telefono squilla di continuo, Edin risponde a pochi e selezionati amici tra cui quel Novak Djokovic che si è complimentato con lui, anche pubblicamente. Un messaggio, quello di Nole, che ha reso euforici tanti bosniaci e tutta la famiglia di Dzeko che, ovviamente, martedì sarà allo stadio così come la scorsa settimana era a Cardiff. Edin è totalmente assorbito dal ritiro in cui sta facendo anche da "professore" ai compagni. Inevitabile: è leader e capitano ma è anche un calciatore che ha giocato con metà Italia. A partire dai difensori centrali Mancini (Roma), Bastoni (Inter) e Calafiori (Roma) e poi Barella e Dimarco (Inter). Erano tutti più giovani, ma Dzeko ne conosce pregi e difetti. E sta trasferendo ogni dettaglio ai compagni. Non solo: l'attaccante sta cercando di mantenere un livello alto di concentrazione ma basso di pressione anche perché i media bosniaci raccontano di come a Sarajevo siano già state messe a punto tutte le misure di sicurezza per l'eventuale festa vittoria. Il Paese è nella morsa di gelo e acqua, ci sono delle zone senza elettricità, ma tutti sono d'accordo su una cosa: se la Bosnia andrà al Mondiale nessuno si farà problemi a scendere in strada e nelle piazze. D'altronde, al sito della Fifa lo stesso Dzeko raccontava qualche mese fa: "Ogni successo della nazionale porta gioia ai tifosi, non solo a Sarajevo ma in tutte le città e tra tutte le persone che portano il Paese nel cuore. L’ultima volta che ci qualificammo per il Mondiale, i festeggiamenti durarono giorni e ci accolsero in maniera spettacolare. Non ho dubbi che sarebbe lo stesso anche questa volta".
Bosnia - Italia, tutte le misure di sicurezza
L'attesa è alta: la federazione bosniaca ha raccomandato ai tifosi di presentarsi allo stadio solo con biglietti ufficiali e nominativi (ne sono stati annullati migliaia acquistati su canali di secondary ticketing), le misure di sicurezza sono imponenti (atteso anche il presidente Uefa Ceferin), i bosniaci avranno tutte le famiglie presenti (oggi, ad esempio, i giocatori hanno potuti incontrare i parenti), per gli italiani sarà invece più complicato. Dovranno fare famiglia tra di loro, come già stanno facendo. Dzeko rivedrà tante persone a lui care, anche nello staff della Nazionale ci sono professionisti che hanno lavorato con lui per anni a Roma e all'Inter, dal preparatore Martinelli al nutrizionista Pincella. Con tanti Azzurri divide l'agenzia (la Wsa di Alessandro Lucci dove, oltre a lui, ci sono Kean, Carnesecchi, Calafiori e Palestra), all'Italia lo legano anche tante iniziative benefiche di cui è stato protagonista da solo e con la moglie Amra che anni fa andò fino in Campidoglio a parlare di violenza di genere. Anche per questo motivo l'Italia è nel loro cuore. Cosa farà Dzeko quando smetterà con il calcio è tutto da decidere (allenatore? Dirigente? Procuratore) ma in Bosnia lo amano così tanto che c'è chi lo vorrebbe presidente della Repubblica. Anni fa a precisa domanda Edin si lasciò scappare un sorriso, ma se dovesse portare il suo Paese al secondo Mondiale più di qualcuno tornerebbe alla carica...
