Clima e ambiente spettrali in Bosnia, l’Italia giocherà in uno stadio malmesso e con l’erba alta
INVIATI A ZENICA - «Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano. Lasciatemi cantare, sono un italiano». Un salto indietro di quarant’anni, sembra di essere dentro un film, invece succede davvero sbucando nel piazzale davanti allo Zenica Hotel, dove tra poche ore parcheggerà il pullman dell’Italia. Ci accoglie la canzone senza tempo di Toto Cutugno, un brano presentato al Festival di Sanremo del 1983, pochi mesi dopo il Mondiale in Spagna. È solo un caso, una coincidenza, ma la musica nella veranda dell’albergo che ospiterà il ritiro azzurro ci fa sentire a casa per un attimo. Il pensiero corre a Gattuso, il ct cresciuto davanti al mare calabrese di Schiavonea. Un italiano vero, al confine tra l’estasi e il tormento: riacciuffare il Mondiale dopo dodici anni o restare fuori per la terza volta di fila. Rino, a costo di non tornare indietro senza risultato, forse sarebbe disposto a incatenarsi.
Il carcere più duro
Zenica non è famosa solo per le acciaierie e le ciminiere che hanno inquinato l’aria della città e fatto scattare l’allarme di ambientalisti e cittadini per l’incremento di casi di tumore negli ultimi dieci anni. Qui risiede anche la più celebre e dura prigione della ex Jugoslavia, ora solo della Bosnia Erzegovina, costruita nel 1886 e diventata simbolo del tessuto sociale. Un vanto per gli ultras del Nogometni Klub Čelik Zenica, a cui si deve il nome Robijasi, “detenuti” in italiano. La fama del carcere è cresciuta dopo la sesta stagione della serie tv “Inside the World's Toughest Prisons” (all'interno delle prigioni più dure del mondo) targata Netflix ambientata in città.
