Italia ad alta tensione, a Zenica sarà un inferno: la Bosnia prepara la trappola
È una trappola Mondiale. L’inferno di Zenica ci separa dal viaggio in America o da una nuova e possibile esclusione. Il calcio azzurro vive dentro un incubo da dodici anni o forse venti, calcolando le spedizioni fallimentari in Sudafrica e in Brasile. Ora, però, conta solo esserci e riuscire a saltare il fosso bosniaco. Accontentiamoci, sarebbe già tanto portare l’Italia dall’altra parte dell’Oceano. Gattuso vede terra all’orizzonte, ma deve tenere la barra dritta per superare l’ultima burrasca, evitando il naufragio. Come e perché Dimarco e alcuni azzurri preferissero la Bosnia al Galles se lo è chiesto anche Dzeko. Dal nostro punto di vista, poteva essere comprensibile sino a quando non siamo decollati da Roma. Una volta arrivati qui, abbiamo capito e cambiato idea. Questi rischiano di diventare i 90 o 120 minuti più duri nella storia della Nazionale. Lasciate perdere il rumore assordante di Istanbul (dove la Juve di Spalletti è crollata un mese fa), il Muro Giallo di Dortmund o la Kop del Liverpool: quelli sono stadi votati al calcio, come sarebbe capitato di trovare a Cardiff.
L'ambiente che attende gli azzurri
Questo di Zenica non è uno stadio, ma una tana, una buca scavata tra strade e palazzi di edilizia sovietica in cui può vacillare qualsiasi valore tecnico. Cade a pezzi, non esistono tornelli e prefiltraggi. Due giorni fa solo una rete metallica appoggiata a terra circondava il perimetro dell’impianto, lasciando possibilità di ingresso. Dietro alla gradinata Sud, alta cinque-sei metri e raggiungibile con una decina di scalini, passa una strada. Una delle due porte è distante meno di dieci metri in linea d’aria. Ne abbiamo visti tanti di stadi e gridiamo allo scandalo per quelli italiani, troppo vecchi. Uno così, da noi, forse capita di trovarlo soltanto in Serie D. Impensabile possa essere il campo di una finale che vale il Mondiale. Le misure di sicurezza verranno implementate. L’augurio è che siano sufficienti per contenere il prevedibile clima intimidatorio o la follia degli ultras, qui ribattezzati i “detenuti” in onore del carcere di Zenica.
I tifosi in strada: saranno tantissimi
La sanzione Fifa per razzismo ridurrà la capienza, potranno entrare all’interno del Bilino Polje solo 8.000 tifosi bosniaci, ma è un parziale sollievo. Come raccontano in città, sono annunciati in migliaia e senza biglietto in arrivo da fuori per stare accanto alla nazionale dei Dragoni. È il loro sogno, non solo il nostro. Partiranno da Sarajevo, distante 45 minuti di macchina in autostrada, e dall’intera Bosnia per raggiungere Zenica. A settembre, per la sfida con l’Austria (1-2 con gol di Sabitzer, Dzeko e Laimer), si erano radunati in dodicimila fuori dallo stadio. Questa volta, dicono a Zenica, potrebbero essere ventimila o forse di più. Un popolo in marcia con Dzeko e i suoi fratelli. Ordalia bosniaca. Vedremo. Di sicuro la Figc è stata allertata. Non solo la neve e le previsioni meteo hanno convinto Gattuso ad anticipare a Coverciano la rifinitura. La fan zone con il maxischermo è stata allestita a duecento metri dallo Zenica Hotel, quartier generale dell’Italia. L’albergo verrà presidiato, ma intorno al parcheggio già questa mattina sarà pieno di bosniaci. Difficilmente gli azzurri potranno uscire per una passeggiata a poche ore dalla partita. Per finire, l’incognita del campo. Erba alta, non un prato all’inglese. Rino avrebbe preferito testarlo, ma non è stato possibile. Qualcosa la Nazionale ha sbagliato, negli ultimi due anni, per essere costretta al dentro o fuori. Prima della Norvegia, troppo forte, ci ha fregato la Nations. Come polli ci siamo fatti scippare dalla Francia il primo posto, già in tasca, finendo nella parte sbagliata del tabellone. La Germania ai quarti e dunque Haaland, non la Slovacchia di Calzona, nel girone di qualificazione mondiale. Un regolamento assurdo ha completato l’opera, perché non è accettabile che l’Italia, testa di serie, sia stata spedita nell’inferno di Zenica per sorteggio. Ci confortano solo la personalità e la forza di Rino. Non ci può essere altro ct capace di trasmettere coraggio all’Italia e superare la notte più lunga.
