Un Paese allo snodo

Si torna a "votare" al seggio di Zenica. La scheda: Bosnia-Erzegovina o Italia. Vale qualsiasi "quorum". Chi vince si prende l'America
Roberto Beccantini
Roberto Beccantini

4 min

Pubblicato il 31.03.2026, 09:31

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Perché sì, perché no: questa sera si torna a «votare» nel seggio di Zenica. Vale qualsiasi «quorum», persino ai supplementari o ai rigori. In palio, il trasloco da una squallida fase di precarietà al martirio glorioso dei Mondiali «trumpiani» in Canada, Messico e Stati Uniti. La scheda è semplice: Bosnia-Erzegovina o Italia. I sondaggisti, vil razza dannata (o d’annata), danno favoriti i sì, dal momento che nella classifica Fifa occupiamo il 12° posto e loro, gli avversari, il 66°.

"The winners takes it all"

Istruzioni per l’uso. Al diavolo il proporzionale e i premi di maggioranza: come cantavano gli Abba, «the winner takes it all», il vincitore si prende tutto. Alé. Non importa lo scarto. Importa e basta. Non è la prima volta che il Paese si trova di fronte a snodi del genere, così vampireschi, così lontani dal paraponzi dei baratti e dei calcoli. Con la Svezia ci andò male; con la Macedonia del Nord, peggio. Niente Russia 2018, niente Qatar 2022.  «Non è possibile conoscere il passato, ma solo il suo racconto», chiosa il romanziere catalano Enrique de Hériz nel libro «Bugia». E allora: adelante, Rino, con juicio. Ci sono i sogni dei bambini italiani e ci sono i sogni dei bambini bosniaci, non meno poetici e struggenti. Sarà dura, per il destino, scegliere gli eventuali destinatari di un palo, di un ruzzolone, di una topica. Arbitraria o arbitrale. Giovedì scorso, a Bergamo, l’Italia ha liquidato per 2-0 l’Irlanda del Nord; la Bosnia, il Galles a Cardiff, dal dischetto, dopo l’1-1 siglato dal quarantenne Edin Dzeko. Limonare con il pronostico non significa entrare in «cabina» sfoggiando la superbia degli oracoli onniscienti. I riflessi della sentenza sono stati indagati, elaborati, coniugati al futuro. Alcuni hanno evocato addirittura il Pil, acronimo di Prodotto interno lordo. L’onore si mischia all’onere.

 

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