Disfatta Italia, che succede adesso? Da Gravina a Gattuso, tutti gli scenari possibili per il futuro

Il presidente federale resiste. Il flop del 2024 all’Europeo tedesco aveva portato a un largo consenso e al 98% di voti: ora non c’è più nulla da poter salvare
Edmondo Pinna
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Il fischio finale di Turpin è stato un attimo sospeso sul baratro che si stava aprendo, la paura della vigilia che è diventata concreta. «Volevamo dare una gioia ai nostri tifosi». La voce è più cupa della delusione. Gabriele Gravina non lascia, non oggi, non ora. «C’è una sede deputata, il Consiglio Federale, le valutazioni politiche le faremo la prossima settimana, le faremo noi al nostro interno. Dimissioni? Me le chiedono spesso ultimamente. Ma certe valutazioni spettano di diritto al Consiglio Federale». Ha fatto i complimenti ai ragazzi («hanno dato tutto come gli avevamo chiesto») e a chiesto a Rino Gattuso e a Buffon di non abbandonare: «Gli ho chiesto di rimanere alla guida di questi ragazzi». L’arbitraggio di Turpin non ha convinto (eufemismo): «Ci sono state alcune decisioni, alcune scelte che ci hanno lasciato qualche perplessità, qualche riflessione soprattutto in una gara del genere meritava una soluzione differente. Il tema arbitrale è un problema ovunque, abbiamo avuto tre palle gol chiarissime, non siamo riusciti a chiudere la partita, questo fa la differenza. Ma qui c’è un mondo che va ridisegnato in maniera completamente diversa, siamo in una crisi profonda, servono delle modifiche alle quali la politica deve partecipare, mentre è invece pronta solo a chiedere dimissioni immediate. Bisogna cambiare certe regole, siamo ingessati. Smaltiamo questa delusione, poi ne riparleremo».

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Gravina e il 98% di consensi

Resta che ai Mondiali andrà la Bosnia, noi dovremmo aspettare ancora quattro anni. Un’eternità. Che pesa e peserà, nelle prossime ore, sulla Federcalcio. Gravina, non lo ha mai nascosto, proverà a resistere. Forte anche di quel 98% di larghi consensi ricevuti nelle elezioni post disfatta Europeo. Difficile possa riuscirci, questa volta. Al suo fianco, praticamente tutto il Consiglio Federale, quasi si dovesse decidere già ieri sera cosa succederà adesso al nostro football. Sul carro, in cui erano già seduti tanti, molti cominceranno a scendere. Non è bastato cambiare in corsa il ct, l’attesa diventerà lunga 16 anni. Alla guida della Figc, 12 anni fa, c’era Giancarlo Abete, attuale boss della Lega Dilettanti, che a Natal, alla fine della disastrosa spedizione di Brasile 2014, si dimise insieme al ct Prandelli. Il pensiero che ha attraversato anche lo stadio Bilino Polje di Zenica.

Gravina, che succederà ora?

La strada che doveva portarci dall’altra parte dell’Oceano resterà sbarrata. Una disfatta che lascia uno strascico in tutti gli italiani, soprattutto quelli più giovani, che non sanno neanche cosa sia partecipare ad un Mondiale. Una disfatta. Non è l’unico momento delicato che ha attraversato la Figc e la Nazionale. Nel 2024, dopo il fallimento di Spalletti all’Europeo in Germania, la politica andò in pressing su via Allegri, rivendicando una «riflessione» da parte di Gravina. Ed invece dall’urna usci per largo consenso (98%) che permise a Gravina di restare alla guida del calcio italiano, di rimbalzare gli attacchi (pure strumentali) dei suoi oppositori e di mettersi al riparto di scossoni e terremoti, almeno fino ad ieri.

 

 

 

 


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Il fischio finale di Turpin è stato un attimo sospeso sul baratro che si stava aprendo, la paura della vigilia che è diventata concreta. «Volevamo dare una gioia ai nostri tifosi». La voce è più cupa della delusione. Gabriele Gravina non lascia, non oggi, non ora. «C’è una sede deputata, il Consiglio Federale, le valutazioni politiche le faremo la prossima settimana, le faremo noi al nostro interno. Dimissioni? Me le chiedono spesso ultimamente. Ma certe valutazioni spettano di diritto al Consiglio Federale». Ha fatto i complimenti ai ragazzi («hanno dato tutto come gli avevamo chiesto») e a chiesto a Rino Gattuso e a Buffon di non abbandonare: «Gli ho chiesto di rimanere alla guida di questi ragazzi». L’arbitraggio di Turpin non ha convinto (eufemismo): «Ci sono state alcune decisioni, alcune scelte che ci hanno lasciato qualche perplessità, qualche riflessione soprattutto in una gara del genere meritava una soluzione differente. Il tema arbitrale è un problema ovunque, abbiamo avuto tre palle gol chiarissime, non siamo riusciti a chiudere la partita, questo fa la differenza. Ma qui c’è un mondo che va ridisegnato in maniera completamente diversa, siamo in una crisi profonda, servono delle modifiche alle quali la politica deve partecipare, mentre è invece pronta solo a chiedere dimissioni immediate. Bisogna cambiare certe regole, siamo ingessati. Smaltiamo questa delusione, poi ne riparleremo».

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