La Nazionale è un peso

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport-Stadio
Ivan Zazzaroni
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La dico tutta, ma proprio tutta: la Nazionale è un peso. Lo è per i club che non vorrebbero darle i giocatori temendo infortuni e conseguenti perdite di obiettivi; lo è per alcuni calciatori che, su “invito” dei loro presidenti, si danno talvolta malati pur essendo sani come pesci; lo è per i tifosi e i giornalisti che non sopportano le interruzioni che impone alla serie A. Nel sistema Italia del Terzo Millennio la Nazionale non è mai centrale: se lo fosse, sarebbe maggiormente rispettata e tutelata. In altri Paesi il campionato si ferma per consentire alla Nazionale di preparare con cura una sfida decisiva. Da noi, no: il calendario non vuole. Una bella cena e lo stretching è gastronomico.

È da qui che dobbiamo partire, sottolineando che per rilanciare seriamente il calcio italiano servirebbe un programma di otto, dieci anni. Ma esiste, secondo voi, un solo italiano disposto ad aspettare tutto questo tempo per tornare a essere competitivo?

No, non è presente in natura. Non potendo perciò ripartire dalla base, dalle fondamenta, ci occupiamo in primo luogo del vertice che, di fronte a un fallimento, non vediamo l’ora di azzerare. E sono uova. Di solito marce. Noi la casa la costruiamo cominciando dal tetto e allora fuori un altro presidente, un altro allenatore, altri consiglieri. Perché là dove hanno fallito Tavecchio, Abete e Gravina, Ventura, Mancini (che comunque un titolo l’ha portato), Spalletti e Gattuso c’è sempre qualcuno disposto a immolarsi per una causa persa.

Noi italiani siamo quelli delle rincorse disperate e spesso disperanti, quelli che conoscono la partenza e l’arrivo, ma non considerano il percorso. Il percorso ci annoia, ci sfinisce.

Non voglio dire che siamo un calcio senza speranza: preciso però che dobbiamo fare i conti con noi stessi, con quello che siamo diventati. Ci riempiamo la bocca di parole e progetti e al momento di “fare” ripetiamo sempre gli stessi errori.

E, a proposito di rifondazione e di capitale umano, è tutto troppo ovvio. È proprio tutto il sistema autoreferenziale che è un fallimento totale e continuo. Per creare una struttura vincente prima si fanno salire le persone giuste sul bus, le persone giuste vanno messe nei posti giusti e si attengono a quella disciplina: prima le persone, poi la direzione.

Qui non solo sul bus, ma su tutta la flotta ci sono le persone sbagliate: è una specie di addio al celibato che dura da 15 anni... tutti a fare festa, a dire e fare cazzate, senza logica, ritegno, né idee. Solo una sorta di carrozzone dove ci si può divertire, passando il tempo, ognuno titillando il proprio ego e curando gli interessi personali.

Il livello è veramente basso in ogni settore. E avanti con una vagonata di analisi, senza trovare una soluzione, e al Mondiale andranno i nostri infallibili scouting per reclutare una quantità industriale di calciatori stranieri modesti o usurati.

 

 

 

 


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