Perché Gattuso non si è dimesso a Zenica: le sue riflessioni e quell'esempio di rettitudine...

Il destino del tecnico è legato a Gravina, anche Buffon ora è in bilico. Resta il valore del gruppo che non andrà disperso
Fabrizio Patania
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Gattuso era pronto a dimettersi, si è messo in attesa per capire cosa succederà. Gravina gli ha chiesto di restare nella notte di Zenica. Stesso discorso per Buffon, dirigente responsabile della Nazionale. L’estremo tentativo da parte del presidente federale, in attesa di decifrare lo scenario politico-sportivo, di proteggere il Club Italia, separando la parte tecnica e il campo dagli sviluppi di una partita appena iniziata in via Allegri. Rino, un esempio di rettitudine, è rimasto appeso a un filo. In queste ore di profonda delusione per non aver centrato la qualificazione al Mondiale sta pensando meno di zero al suo posto. Una questione di rispetto verso l’Italia. «Chiedo scusa, non ce l’ha fatta. Ora non è importante il mio futuro». Posizione congelata. Come dire, non si decide di impulso. Vediamo cosa succede. Si è messo a disposizione, perché glielo ha chiesto Gravina, e sarebbe stato stupido, mezz’ora dopo la fine della partita, dimettersi. È dura accettare una sconfitta di questo tipo, totalmente differente dalle più recenti delusioni azzurre (Svizzera a Euro24, Macedonia, Svezia). Gattuso non ha cambiato idea. Sono poche le possibilità che possa restare al timone dell’Italia, anche se questo lavoro di ct gli piace e ha stabilito un’empatia formidabile con il gruppo. Resterà solo se potrà proseguire senza sentirsi “sopportato”. Nessuna costrizione. Quasi lo stesso ragionamento di Buffon, che si è messo a disposizione della Figc sino a fine stagione. Ora si tratta di definire il futuro. Tutti e due dipendono da Gravina. Uno spiraglio si potrebbe aprire attraverso una soluzione interna all’attuale Consiglio Federale, l’interim di Abete varrà sino a luglio. In questo caso la struttura attuale del Club Italia non verrebbe toccata nell’immediato, ma sono ipotesi remote.

Gattuso e Buffon, le riflessioni

Dal punto di vista formale, Gattuso e Buffon sono vincolati sino al 30 giugno e da come ha parlato l’ex capitano azzurro a Zenica sono pronti a terminare la stagione prima di farsi da parte. Se la Figc dovesse cambiare guida, un nuovo presidente svolterà in modo radicale, chiamando un nuovo ct e forse un responsabile tecnico-dirigenziale, figura disegnata da Gravina su misura nell’estate 2023 per Gigi, chiamato a sostituire Vialli nei giorni in cui Mancini se ne stava andando in Arabia Saudita. Il percorso di Buffon comprende la spedizione in Germania (Euro24) e il flop di Spalletti, ma a giugno aveva aperto una nuova strada con Rino. Il problema non è tecnico. La causa principale degli insuccessi della Nazionale risiede nella povertà di talento.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia

Italia, le nuove modalità

Gattuso non ha solo formato un gruppo. È riuscito a creare un nuovo modo di interpretare il ruolo. Nessuno dei predecessori aveva lavorato con le stesse modalità. Rino per sette mesi ha viaggiato, visto un’infinità di partite e ha passato ogni giorno al telefono “allenando” l’Italia. Teneva contatti quotidiani con gli azzurri. Un gruppo allargato di cinquanta selezionabili. Da settembre all’ultimo ritiro di Coverciano è emersa una realtà sconosciuta. La “squadra invisibile” di Gattuso, cioè la Nazionale, accanto alle 20 squadre di Serie A. Ecco il valore da non disperdere, forse il lascito di Rino. Come si allena senza allenare sul campo.

 


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Gattuso era pronto a dimettersi, si è messo in attesa per capire cosa succederà. Gravina gli ha chiesto di restare nella notte di Zenica. Stesso discorso per Buffon, dirigente responsabile della Nazionale. L’estremo tentativo da parte del presidente federale, in attesa di decifrare lo scenario politico-sportivo, di proteggere il Club Italia, separando la parte tecnica e il campo dagli sviluppi di una partita appena iniziata in via Allegri. Rino, un esempio di rettitudine, è rimasto appeso a un filo. In queste ore di profonda delusione per non aver centrato la qualificazione al Mondiale sta pensando meno di zero al suo posto. Una questione di rispetto verso l’Italia. «Chiedo scusa, non ce l’ha fatta. Ora non è importante il mio futuro». Posizione congelata. Come dire, non si decide di impulso. Vediamo cosa succede. Si è messo a disposizione, perché glielo ha chiesto Gravina, e sarebbe stato stupido, mezz’ora dopo la fine della partita, dimettersi. È dura accettare una sconfitta di questo tipo, totalmente differente dalle più recenti delusioni azzurre (Svizzera a Euro24, Macedonia, Svezia). Gattuso non ha cambiato idea. Sono poche le possibilità che possa restare al timone dell’Italia, anche se questo lavoro di ct gli piace e ha stabilito un’empatia formidabile con il gruppo. Resterà solo se potrà proseguire senza sentirsi “sopportato”. Nessuna costrizione. Quasi lo stesso ragionamento di Buffon, che si è messo a disposizione della Figc sino a fine stagione. Ora si tratta di definire il futuro. Tutti e due dipendono da Gravina. Uno spiraglio si potrebbe aprire attraverso una soluzione interna all’attuale Consiglio Federale, l’interim di Abete varrà sino a luglio. In questo caso la struttura attuale del Club Italia non verrebbe toccata nell’immediato, ma sono ipotesi remote.

Gattuso e Buffon, le riflessioni

Dal punto di vista formale, Gattuso e Buffon sono vincolati sino al 30 giugno e da come ha parlato l’ex capitano azzurro a Zenica sono pronti a terminare la stagione prima di farsi da parte. Se la Figc dovesse cambiare guida, un nuovo presidente svolterà in modo radicale, chiamando un nuovo ct e forse un responsabile tecnico-dirigenziale, figura disegnata da Gravina su misura nell’estate 2023 per Gigi, chiamato a sostituire Vialli nei giorni in cui Mancini se ne stava andando in Arabia Saudita. Il percorso di Buffon comprende la spedizione in Germania (Euro24) e il flop di Spalletti, ma a giugno aveva aperto una nuova strada con Rino. Il problema non è tecnico. La causa principale degli insuccessi della Nazionale risiede nella povertà di talento.

 


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