Due eliminazioni dal Mondiale su tre con Turpin arbitro: qual è il peso politico dell’Italia?

Il francese è mancato nella interpretazione arbitrale, sempre a noi contraria. La sua designazione apre ragionamenti
Edmondo Pinna
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Hanno lasciato il Bilino Polje a bordo di un van nero, vetri oscurati, davanti e dietro la scorta della Polizia. Più per aprire il traffico per reali questioni di sicurezza. Turpin ieri era all’aeroporto di Sarajevo a metà mattina, programmato sul volo per Francoforte. Seduto negli ultimi posti dell’aereo, non appena è stato possibile ha acceso il computer e si è messo a rivedere le azioni controverse di Bosnia-Italia: avanzamento veloce e poi i focus dugli episodi, a cominciare dal rosso a Bastoni. Turpin è l’arbitro che ci ha portato alla seconda eliminazione Mondiale di fila, l’altra era stata contro la Macedonia a Palermo quattro anni fa: primo quesito, era davvero il caso di rimandarlo? Opportuno? Sensato? Ragionevole? C’è anche una questione più delicata e spinosa del semplice conto degli episodi (che pure ci sono stati). Seguendo la legge di Murphy, tutto quello che poteva andare male, è andato male. Arbitro compreso. La riflessione è ampia: quanto contiamo a livello europeo, nonostante abbiamo il vicariato della vicepresidenza al fianco di Ceferin? Il presidente sloveno, di area balcanica, era presente martedì sera a Zenica.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia

Lo squilibrio 

Nessun alibi, nessuna giustificazione. Ma l’eliminazione dell’Italia passa anche da almeno tre episodi, alcuni definibili in gergo arbitrale «nella zona grigia» che è quella dove ogni decisione ha maggior peso. Questo il vero appunto tecnico che si può fare a Turpin, non discutibile: nelle sue decisioni, dopo il rosso a Bastoni (corretto) non ha mai mostrato «intelligenza arbitrale», che è una delle voci non scritte sulle quali si arrovellano tutti (o quasi) gli osservatori della materia. Prendete l’intervento di Muharemovic su Palestra. La giustificazione che ha dato negli spogliatoi agli azzurri (attenzione, dopo un check lunghissimo in campo) è stata disarmante: «Non aveva il possesso del pallone». Vero, ma non lo aveva perché per difenderlo lo aveva toccato prima dell’intervento (imprudente, giallo) del difensore bosniaco. E Brunic, che era nei pressi, era comunque indietro. Al momento del fallo, il pallone è a un metro da Palestra e a cinque/sei dal portiere. Un arbitro che ha già espulso un giocatore e che passa per essere un gestore, fa rosso per Dogso (chiara occasione da gol), volendo supportabile anche dal VAR.

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L'errore di Turpin è clamoroso

L’errore successivo è ancor più clamoroso, lasciando stare il tocco di braccio di Dzeko sul gol (dubbio, ma alla fine non punibile perché non è lui che segna direttamente). Sul tiro di Pio Esposito, lo stesso Muharemovic (già ammonito) gli si sdraia davanti e colpisce il pallone con il braccio destro. L’intervento, non solo per chi deve “gestire” la partita, è da calcio di rigore (e giallo, dunque rosso per somma di ammonizioni) per due motivi: 1) il giocatore è in caduta, ma l’intervento assomiglia più ad una parata che a una deviazione fortuita; 2) il braccio destro non è quello in appoggio ma viene messo per produrre un ostacolo, dunque diventa punibile. Rigore e secondo giallo, cosa c’è di strano? Fra l’altro, a differenza del precedente, qui il VAR avrebbe anche avuto meno sensi di colpa o crisi di coscienza. Fra l’altro, a pochi minuti dalla fine. Chi avrebbe detto nulla? Chi avrebbe potuto gridare allo scandalo? Per questo la direzione di Turpin, mandato lì proprio per garantire equità, è stata pesantemente insufficiente. E ci è costata il Mondiale e l’ennesima crisi del calcio italiano. Grazie.

 

 


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Hanno lasciato il Bilino Polje a bordo di un van nero, vetri oscurati, davanti e dietro la scorta della Polizia. Più per aprire il traffico per reali questioni di sicurezza. Turpin ieri era all’aeroporto di Sarajevo a metà mattina, programmato sul volo per Francoforte. Seduto negli ultimi posti dell’aereo, non appena è stato possibile ha acceso il computer e si è messo a rivedere le azioni controverse di Bosnia-Italia: avanzamento veloce e poi i focus dugli episodi, a cominciare dal rosso a Bastoni. Turpin è l’arbitro che ci ha portato alla seconda eliminazione Mondiale di fila, l’altra era stata contro la Macedonia a Palermo quattro anni fa: primo quesito, era davvero il caso di rimandarlo? Opportuno? Sensato? Ragionevole? C’è anche una questione più delicata e spinosa del semplice conto degli episodi (che pure ci sono stati). Seguendo la legge di Murphy, tutto quello che poteva andare male, è andato male. Arbitro compreso. La riflessione è ampia: quanto contiamo a livello europeo, nonostante abbiamo il vicariato della vicepresidenza al fianco di Ceferin? Il presidente sloveno, di area balcanica, era presente martedì sera a Zenica.

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