Tracollo Italia, perché Gattuso non si è ancora dimesso e quando lo farà. Tutti i nomi dei possibili sostituti
ROMA - Gravina e Buffon si sono dimessi ieri, Gattuso aspetterà per una mera questione formale qualche altro giorno. L’appuntamento con la Federazione, a cui aveva dato disponibilità in attesa di capire gli sviluppi politico-sportivi, è slittato a dopo Pasqua. I contratti, considerando la prospettiva del Mondiale, scadranno il 31 luglio. Devono rescindere anche il vice Luigi Riccio, i preparatori atletici Dominici e Tenderini, il match analyst Sangermani che avevano lavorato con Rino anche nelle precedenti esperienze da allenatore a Spalato, Marsiglia e Valencia sino al periodo con Napoli e Milan. Gattuso trascorrerà la Pasqua in Spagna con la famiglia e poi rientrerà a Gallarate. Si sarebbe già dimesso alla fine della partita con la Bosnia se Gravina non gli avesse chiesto di aspettare nel tentativo di trovare una via d’uscita. L’accelerazione della crisi federale a cascata ha prodotto una fase di vuoto del Club Italia a cui via Allegri, in attesa di una nuova governance, dovrà pensare nelle prossime settimane.
Ipotesi Mancini bis
Oggi fanno sorridere i dibattiti e le indiscrezioni giornalistiche sul possibile e futuro commissario tecnico della nazionale. Senza governance, come minimo bisognerà aspettare una candidatura credibile (e sostenuta dai numeri ai fini elettorali) per sbilanciarsi sulla panchina azzurra. Ci vorrà almeno qualche settimana considerando i termini: già a metà maggio il quadro potrebbe essere più chiaro. Il nome più plausibile porta al Mancini-bis. Sarebbe il preferito di Abodi, ministro dello sport, e della premier Meloni. Ha un legame forte e di amicizia con Malagò, forse il principale candidato per esperienza, carisma e visione al soglio di via Allegri, ma nel suo caso potrebbe subentrare una concorrenza insidiosa. C’è un aspetto legato alla contendibilità: tra i tecnici di prima fascia è libero sul mercato. Già la scorsa estate Mancio aspettava una panchina in Italia e anche quando ha firmato con l’Al Sadd i patti erano chiari: a fine stagione avrebbe valutato se restare in Qatar o rientrare. Lo diceva anche due o tre mesi fa, ben prima che scoppiasse il conflitto tra Usa e Iran o che l’Italia fallisse l’approdo al Mondiale americano. C’è di più: conosce Coverciano, aveva le sue idee sulle giovanili azzurre e sulla necessità di riscoprire le ali dal dribbling facile e da 4-3-3: la materia diventò terreno di discussione. Mollò, sbagliando, pochi giorni dopo che Gravina gli aveva affidato la responsabilità di Under 21 e 20 da gestire in sinergia con la nazionale maggiore. Oggi Roberto tornerebbe a piedi e senza farne una questione di soldi, ma tra un mese chissà quale saranno gli scenari e i possibili pretendenti. La Russa, presidente del Senato, due giorni fa candidava Mourinho, profilo attraente anche per Malagò.
Conte e Allegri
Le candidature popolari, figlie dell’impulsività, hanno prodotto i nomi di Allegri e Conte. Hanno il profilo adeguato per l’Italia, ma parliamo di allenatori contrattizzati da Milan e Napoli sino al 2027 e oggi impegnati in campionato. Tra fine maggio e inizio giugno tante dinamiche potrebbero cambiare. Conte è già stato ct per due anni e aveva dato disponibilità a Gravina nell’estate 2023 prima che la Figc si orientasse su Spalletti. All’epoca, per riportarlo a Coverciano, sarebbe servita una cifra ben superiore a quella che gli garantirono Tavecchio e Lotito nel 2014.
