Italia, il nuovo ct è l'ultima cosa
Credete davvero che in Italia, presente costantemente tra le prime 10 economie mondiali e dal ’70 nel G7, il problema di strutture e stadi sia solamente burocratico e politico? Dal 2007 a oggi nel nostro Paese si sono costruiti tre nuovi impianti e altrettanti sono stati ristrutturati. Siamo quelli messi peggio non solo tra le Big-5, perfino la Turchia, co-organizzatrice di Euro 2032, ne ha realizzati ex novo 31 e ammodernati due. Abbiamo i peggiori impianti del Continente perché negli ultimi vent’anni non abbiamo avuto i migliori dirigenti, esaltati nell’illusione di rincorrere risultati sportivi quando in realtà perseguivano interessi laterali.
E credete veramente che il problema dello scarso impiego dei giovani derivi dalla carenza di talento? Il profitto a breve termine ha spinto i club a scegliere assurde scorciatoie e privilegiare mercati che solo in teoria generano risultati economici rapidi, producendo perdite in termini di formazione che si riverberano nel medio e lungo termine.
In Lega Pro, sempre negli ultimi vent’anni, 122 società non sono state ammesse al campionato e tra il 2011 e il 2024 si sono contati 507 punti di penalizzazione per il mancato pagamento di emolumenti e contributi.
Il mondo è cambiato, non esiste più la grande borghesia, prevalgono i parvenu e le potenze mondiali. Noi stiamo nel mezzo con i nostri cliché, stereotipi e luoghi comuni che ci impediscono di crescere. Il calcio italiano degli ultimi 15 anni è un’industria che presenta una significativa perdita strutturale. In altri settori gli azionisti sarebbero fortemente preoccupati, cambierebbero i top manager e, a cascata, i dirigenti. Nel calcio succede di rado.
Osteggiato dalla Lega e da qualche nemico storico, oltre che dall’Aic che non gradiva alcune riforme, Gravina ha lasciato per la doppia esclusione ai Mondiali una Figc che deve tenere accesi i riflettori sulla richiesta di sgravi fiscali per chi investe sui giovani, sulle infrastrutture, sul movimento femminile, su una norma che sostituisca il vincolo sportivo per impedire la fuga dei nostri giovani all’estero, e poi ci sono l’un per cento del diritto d’autore sulle scommesse da utilizzare per i vivai e il ripristino del Decreto Crescita con valori più alti.
Forse qualcuno dimentica che da anni circolano i numerosi cronoprogrammi forniti da Lega, Federcalcio e Commissione Parlamentare, strumenti giuridici recentemente adottati per la “to do list”, la lista delle cose da fare i cui punti-chiave sono:
1) Il benchmark internazionale – La fotografia dei fatturati
2) Il profilo economico del calcio italiano
3) L’impiantistica sportiva – Gli stadi
4) I format dei campionati – Le seconde squadre – I talenti italiani
5) La Brand Company – I social media
6) I rapporti con Istituzioni Sportive e Governo per Tax Credit, Ex Legge Melandri-Gentiloni, Decreto Crescita, Decreto Dignità, Fondo Stadi, Scommesse Sportive
7) I diritti Tv - La Media Company
8) Il calcio Femminile
9) L’ambiente - L’Economia circolare
10) Trattandosi di un condominio sui generis, varie ed eventuali
Passata “la notte dei lunghi coltelli”, ottenute le dimissioni del presidente peraltro sollecitate con insolita energia dal Ministro e da alcuni deputati, convocate le nuove elezioni per giugno, la nostra morbosa curiosità si concentra esclusivamente su chi potrà essere il nuovo ct, con il toto-allenatore che si intensifica giorno per giorno.
Pochissimi sono interessati ai programmi. Quasi tutti dispensano idee e soluzioni tattiche trascurando il fatto che i giocatori italiani a disposizione saranno sempre gli stessi: 3 su 11 nei club di Serie A e pochi altri in giro per l’Europa.
Alla luce di tutte le analisi fatte e dei numeri e dei fallimenti di Nazionale e club, come si può rilanciare il nostro calcio secondo logiche tecniche, di crescita e reddito? Come è possibile coniugare ambizione sportiva e sostenibilità?
En attendant il 22 giugno, avanti con i candidati ricordando la tattica della gestione del consenso tra i moderati, criticando gli avversari ma senza mai precludersi alleanze future, un atteggiamento definito beffardamente “l’eterno ritorno della DC”.
