Auguri a Abodi, Simonelli, Lotito e Abete. E che sia di resurrezione

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Ivan Zazzaroni
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Buona Pasqua a Ezio Maria Simonelli che invoca sul Corsera «più centralità per la Lega di serie A». Essendone il presidente, posso capire che lo debba fare. Ma cosa intende per una Lega più centrale? Più di così poi? Perché non pretende invece una Lega meno divisa su tutto, più compatta, organica, solidale? La maggiore centralità che desidera prevede il diritto di scegliere il presidente federale? Per imporre cosa? Il presidenzialismo?, la dittatura dei club? La Lega di A, che è la principale nemica della Nazionale, è disposta a rinunciare a due squadre per avere 4 slot in più e un calendario più gestibile? Ed è pronta a offrire uno spettacolo finalmente decente?

E buona Pasqua a Andrea Abodi, al quale voglio davvero bene, ricordo che uniti contribuimmo all’arrivo dei Corrado a Pisa quando il club stava per saltare. Gli voglio bene e per questo mi permetto di essere in disaccordo con lui. Il rafforzamento degli indicatori ammissivi, ovvero i parametri economico-finanziari definiti per valutare la sostenibilità dei club e i rispettivi limiti di spesa, costituiva uno dei punti fondanti del programma elettorale 2017 dell’allora presidente di B candidato alla presidenza federale e attuale Ministro Abodi. Non vanno più bene?, troppo rigidi?

La fissazione (termine orrendo) di un numero minimo di giocatori italiani da schierare in campo, peraltro impossibile da attuarsi perché contraria al principio della libera circolazione dei lavoratori che si applica al calcio, in quanto sport professionistico, non può più essere un tema in discussione. Lo stabiliscono la giurisprudenza comunitaria (si veda, ad esempio, il caso della “norma 6+5” della Fifa) che ha sancito l’illegittimità di qualsiasi regola che discrimini l’utilizzo dei calciatori in base alla loro nazionalità, e più recentemente (sentenza 21 dicembre 2023 sul “caso Anversa”) la determinazione della Corte di Giustizia europea che ha espresso dubbi anche sulla regola Uefa del limite minimo di calciatori “formati in casa”; e infine le norme che governano il possibile utilizzo in Nazionale di calciatori “naturalizzati”: sono più restrittive di quelle di molti altri Paesi o di molte altre Federazioni sportive internazionali e di conseguenza, la scelta di utilizzare o meno giovani italiani in prima squadra è rimessa alla discrezione più totale dei club e dei loro allenatori, senza che la Federazione possa imporre alcunché.

Buona Pasqua ovviamente a Claudio Lotito, uno dei presidenti e senatori più attivi, intraprendenti e abbandonati dai tifosi. È decisamente contrario all’elezione di Giovanni Malagò, al punto da aver rilanciato il dottor Lorenzo Casini, ex Lega, come eventuale commissario. È un suo diritto, tutela con foga i propri interessi. Ma per una volta potrebbe pensare anche a quelli del calcio e dei suoi tifosi? Chiedo la luna, mi scuso.

E ottima Pasqua a Giancarlo Abete col quale ci vediamo spesso per festeggiare i Dilettanti. Dirigente degnissimo, civile, educato, esperto, preparato. Ma elemento-chiave della formazione graviniana. Sono sicuro che non esiterà a fare un passo indietro per promuovere un cambiamento radicale e sostenere quel taglio netto col passato che il Paese del calcio chiede a gran voce.


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