Presi per il… cuore

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport - Stadio
Ivan Zazzaroni
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Non hai vinto, ritenta, modello boero. Ci ha riprovato. Come quattro anni fa, giocando sulla nostra coerenza (mancare la qualificazione alla fase finale dei Mondiali ci riesce naturale dal 2018) Paolo Zampolli ha rilanciato l’idea del ripescaggio dell’Italia, nell’occasione al posto dell’Iran. L’ha fatto con un pizzico di plausibilità, essendo molto vicino a Trump: i biografi raccontano che fu lui, figlio del distributore di Hasbro, immobiliarista, ex agente di modelle e amico di Epstein, a presentare Melania al presidente degli Stati Uniti. Ora, vuoi proprio che The Donald non gli faccia un favore, pur se l’Italia è appena uscita dal suo cuore?

La diffusione della notizia, confermata dallo stesso Zampolli, ha subito agitato televisioni, radio e social: siamo un popolo di opportunisti, sognatori delusi e creduloni, poco ci importa che l’ipotesi di prendere il posto dell’Iran, nel caso in cui decidesse di non partecipare, sia concreta.

 

 

Pensate che tragedia, però, se fosse davvero possibile andare in America da giugno a metà luglio: abbiamo una federazione devastata da Zenica, un ct dimissionario, il capo delegazione Buffon che a 48 anni ha cominciato a credere agli alieni, lo stagista Bonucci che suggerisce Guardiola (lo paga lui), due candidati alla presidenza federale che più diversi di così non si può, una quantità di giocatori, anche nazionali, allarmati dalle voci sulla loro frequentazione di escort tra i 19 e i 25 anni e i rispettivi avvocati in assetto di guerra.

E le vacanze delle famiglie dei campioni programmate da mesi tra Ibiza, Formentera e la Costa Smeralda? Chi lo spiega a mogli e fidanzate che in questo periodo hanno ben altro a cui pensare?

L’unica verità è che Zampolli ha titillato le nostre debolezze riuscendo perfino a dividerci: da una parte chi afferma il valore del merito sportivo (il ministro Abodi, il presidente del Coni Buonfiglio) e dall’altra chi andrebbe a casa Trump anche con suo cugino in panchina e il massaggiatore nel ruolo di trequartista, quello che ci manca dal 2010.

Cosa penso? Che debba prevalere sempre la sportività. E allora vada chi lo merita. L’intelligenza artificiale ci ricorda che «la vera sportività risiede nel rispetto, nell’integrità e nella capacità di onorare l’avversario, trasformando la competizione in una lezione di vita». Parole sante.

Ad ogni modo Infantino, se proprio sarete dispari, fateci un fischio.

 


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