È corsa a due per la Nazionale: Mancini è il favorito, ma dietro di lui c'è un altro nome
ROMA - Tra Allegri e Conte, le nomination di inizio aprile, per la panchina della Nazionale sta riemergendo la candidatura di Mancini, fresco di scudetto in Qatar con l’Al Sadd, festeggiato sventolando la bandiera dell’Italia. Un segnale inequivocabile delle sue fortissime motivazioni e della voglia di cancellare la macchia dell’addio maturato nell’estate 2023, quando lasciò Gravina e la Figc annunciando le dimissioni dall’isola greca di Mykonos. L’offerta multi-milionaria dell’Arabia Saudita lo aveva convinto in un periodo di titubanze e riflessioni, che solo pochi giorni prima sembravano risolte con un riassetto dello staff e la supervisione di U.21 e U.20 proposta da Gravina. Si pentì qualche mese dopo e non ha faticato ad ammetterlo in diverse interviste. L’estate scorsa, quando Spalletti era stato esonerato e stava fallendo il doppio incarico di Ranieri, Mancio già accarezzava il sogno, ma Gravina e Buffon erano orientati su Gattuso, opzionato da marzo per l’Under 21 poi assegnata a Baldini. Il ct ad interim è atteso dai test con Lussemburgo e Grecia, porterà i giovani e nell’isola di Creta rumoreggiano.
Duello Mancini-Allegri
Il futuro ct, invece, dipenderà dal voto e dagli incroci delle panchine di Serie A. Malagò, in corsa con Abete per le elezioni federali del 22 giugno, sta valutando profili di alto livello. Allegri era stato contattato nel 2018, quando Corradi (ora suo collaboratore al Milan) intraprese la carriera nelle giovanili azzurre. Max oggi sarebbe la concretezza, opzione naturale per percorso e capacità di adattamento, dote indispensabile in Nazionale. All’epoca la scelta di Fabbricini e Costacurta, vertici della Figc commissariata dal Coni, ricadde sull’ex numero 10 della Samp. Mancini ha guidato la Nazionale per cinque anni: vanta il titolo europeo di Wembley, due terzi posti in Nations e il record mondiale (37 partite di fila senza perdere) tuttora imbattuto per una Nazionale. Conosce il mestiere di ct e conserva il sogno di portare l’Italia al Mondiale, come promise al suo amico Vialli. Il senso di rivalsa e di “risarcimento” lo porterebbero ad accettare un ingaggio contenuto (circa 2 milioni) oltre ad avere il vantaggio di conoscere le giovanili azzurre, setacciate dopo il flop con la Macedonia nel 2022. Riprenderebbe un lavoro interrotto con tanti giocatori già selezionati. Toccherà al nuovo presidente capire chi possa essere il tecnico a cui affidare il rinascimento del calcio italiano. Una filiera del talento, è ovvio, non potrà essere trascurata come criterio di scelta.
