Il fantino e il cavallo
II nome di Paolo Maldini accontenta tutti o quasi: è stato il primo fatto da Giovanni Malagò, l’unico suggerito da alcuni club di serie A, era il preferito di Marotta e anche di media, social e di un popolo deluso. Quello di Leonardo, un’autentica sorpresa, l’ha “imposto” Paolo per una questione di conoscenze, amicizia, fiducia e fors’anche per facilitarsi l’esistenza in azzurro.
Ha impiegato qualche settimana Malagò, eletto il 22 giugno scorso, per convincere il figlio di Cesare che già in passato aveva tenuto a lungo in sospeso Gravina: per riaffermare le sue capacità seduttive non ha però mollato. Oddio, qualcosa in effetti ha mollato. Curiosa risulta la durata dei contratti, quattro anni, due più della scadenza olimpica, quella che imporrà nuove elezioni presidenziali: l’ottimismo è il profumo della vita, la continuità quella del campo.
A Paolo e Leo auguro il meglio: è interesse di ognuno di noi, in primo luogo di chi da dodici anni è costretto a seguire i Mondiali da spettatore. Resto comunque convinto che il principale difetto del nostro calcio sia da ricercare nella base, più che nel vertice. Per questo mi chiedo quanto tempo impiegheranno Paolo e Leo per individuare le carenze del Settore Tecnico e le soluzioni più rapide e efficaci da adottare.
Abbiamo bisogno di formare calciatori di livello internazionale in grado di indurre i nostri club a impiegarli e valorizzarli.
Senza ottimi giocatori e qualche campione nessun allenatore - in questo caso nessun commissario tecnico - va lontano .
L’errore di fondo è credere che il fantino sia più importante del cavallo.
PS. Mi piace pensare che questo incarico rappresenti un parziale risarcimento a Paolo, che è persona onesta e di calcio, per come fu trattato da gli americani del Milan.
