Un nuovo inizio
È un nuovo inizio. Lo è per Roberto Mancini che ha avuto il coraggio - o forse l’incoscienza - di ricandidarsi, motivatissimo, alla panchina della Nazionale dopo il “tradimento” dell’agosto 2023: si era proposto un anno fa a Gravina perché desiderava rimediare sul campo, ma il presidente preferì non accontentarlo per una questione di opportunità.
Rimettendosi in gioco, Roberto ha accettato di sfidare le proteste degli appassionati, shit storm di ogni genere e provenienza, gli attacchi di qualche collega e di alcune vergini della lega di A, gli stessi che comprano solo stranieri e poi dicono di agire per il bene della Nazionale e di un sistema che hanno portato al fallimento.
Mancini ha 62 anni, 14 dei quali in azzurro, è l’ultimo commissario tecnico che ci ha fatto vincere qualcosa d’importante e ha lanciato giovani che non giocavano nelle squadre di club o che erano nascosti all’estero. Oggi mette la sua competenza, la sua presunta antipatia e il suo carattere al servizio della missione rilancio non solo personale.
È un nuovo inizio anche e soprattutto per Giovanni Malagò, al quale dovrebbero consegnare il premio Ussi-Coni (...) per aver fornito ai media un argomento di discussione in questo deserto di notizie di mercato e di sogni. Per oltre un mese ha ascoltato con malcelato fastidio i suggeritori in servizio permanente effettivo, ha quindi optato per personaggi che non conosceva pur avendo scelto fin dal primo istante Mancio, e dopo una serie di clamorosi autogol di gruppo, si è riappropriato del ruolo, assumendosi tutte le responsabilità.
Sarà un nuovo inizio per il calcio italiano soltanto se Malagò lavorerà pesantemente sulla base, sui ragazzi, mettendo gli uomini giusti al posto giusto e ristrutturando i settori giovanili che forniscono il materiale a Coverciano: è ribaltando via Allegri che potrà realizzare il vero cambiamento tecnico e culturale, i cui frutti si potranno raccogliere nel medio e lungo termine.
La figura del commissario tecnico è solo il primo passo: serve per il presente, per affrontare i prossimi impegni. Il ct dovrà fare con quello che ha trovato e che si inventerà.
Alcune riforme serie ed efficaci nel calcio giovanile, gli aiuti economici alle società dilettantistiche più virtuose e tanto altro ci avvicineranno invece al futuro, dando un valore concreto al rinnovamento.
PS 1. Mancini o Conte per me pari erano e sono, due professionisti di livello internazionale. Mossi un appunto alla scelta di Antonio soltanto perché a volerlo imporre erano alcuni presidenti di serie A: non ritenevo opportuno che Malagò si piegasse alla volontà dei club.
Un personaggio molto vicino ai proprietari tempo fa ha detto: «Giovanni l’abbiamo messo noi, dovrà fare quello che gli diciamo». Completato un primo giro tortuosissimo e imbarazzante, ha fatto il contrario e questo è un segnale confortante.
PS 2. La moralità e le morali sono due cose interamente diverse e si trovano sempre in persone completamente differenti. (cit.).
A che ora è la rivoluzione? Dobbiamo venire già mangiati?
