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Svezia-Italia, noi la giochiamo così. E voi?

Svezia-Italia, noi la giochiamo così. E voi?

Un modulo semplice, il 4-3-3, fatto di corsa, estro e gol. Da Florenzi terzino a Insigne più accentrato. E Immobile...

 Alessandro Vocalelli

martedì 7 novembre 2017 08:15

E' cominciata dunque la settimana azzurra più importante. Più importante addirittura di quelle che precedono un debutto Mondiale, perché anche in tornei così prestigiosi c’è sempre il tempo per rimediare. Stavolta ci giochiamo, da favoritissimi sia chiaro, una qualificazione che non deve e non può sfuggirci. È successo una sola volta, nel ’58, di essere eliminati e - incrociamo le dita - non bisogna neppure scherzarci. Meglio scherzare, come ho fatto una ventina di giorni fa, con Ventura su cosa dovremo fare una volta qualificati. Gli ho infatti ricordato la nostra bellissima tradizione che si ripete ogni dodici anni: nel ’70 siamo arrivati in finale, nell’82 Campioni, nel ’94 in finale, nel 2006 campioni e nel 2018… Nel 2018, gli ho raccomandato, dobbiamo arrivare almeno in finale. Il Ct, uno che sa stare alle battute, ha preso l’impegno e ha chiesto soltanto, nel caso non dovesse vincere in finale, di essere comunque promosso a pieni voti. Affare fatto.

Visto che siamo tutti Ct, un popolo di Commissari Tecnici, sicuramente Ventura non si offenderà, starà sicuramente al gioco, nel leggere la «nostra» formazione per andare a questi Mondiali in Russia. Lui, il Ct, ne sa sicuramente molto di più, conosce il calcio e i calciatori e mi perdonerà dunque se mi sto convincendo sempre di più che per un appuntamento del genere sia opportuno andare sulla semplicità. Non su una cosa facile, che presuppone la prima idea che ti viene in mente. Ma su un concetto appunto semplice, che vuol dire rispettare il modulo forse più conosciuto, maggiormente usato, e tenere fede alle caratteristiche dei nostri giocatori. Sappiamo che Ventura non ci accontenterà, perché sembra che sia incerto tra il 3-4-1-2 (una riedizione del 3-5-2 Contiano) e il suo amato 4-2-4. Però azzardiamo un 4-3-3 semplice semplice. Con l’unica pretesa di parlare di calcio, serenamente, in un mondo sempre più avvelenato da polemiche e contrapposizioni. Non abbiamo un presidente di Lega in serie A, non abbiamo un presidente di Lega in serie B. Insomma, il calcio sul piano politico è in piena fibrillazione. Almeno a livello di moduli, schemi ed individualità è ancora divertente ricamare un po’. L’idea di questo 4-3-3 in fondo, come detto, è semplice. Mettere in campo la formazione meno complicata, ben sapendo che dall’altra parte ci saranno avversari più deboli, dal punto di vista della qualità, ma terribilmente motivati. Con il vantaggio di giocare in un ambiente, mi dicono dalla Svezia, parecchio «caldo» sugli spalti e particolarmente freddo in campo, dove sarà un successo se non si scenderà sotto lo zero. È lì che vedrei bene un’Italia, come detto, compatta, corta e attenta, con i giocatori utilizzati secondo la più elementare delle basi di partenza: rispettare i ruoli e le inclinazioni.

Dunque Buffon, naturalmente, in porta. Linea difensiva con Florenzi a destra, il ruolo che ha brillantemente ricoperto anche a Firenze; una coppia centrale con Bonucci e Chiellini che sono stati la scorsa stagione i titolari quasi inamovibili della Juve scudettata e finalista in Champions malgrado la forte concorrenza interna; a sinistra Spinazzola che è uomo di gamba e da sempre deputato ad andare su e giù per quella fascia. Centrocampo a tre con De Rossi centrale davanti alla difesa, la posizione che ormai occupa da anni, Parolo a destra come succede nella Lazio e Verratti nella posizione di interno, che ricopre anche nel Psg in un centrocampo arricchito da Rabiot, Thiago Motta e Draxler per fare soltanto qualche nome. E davanti Candreva sulla destra, Immobile punta unica come accade nella Lazio (e la condizione non ottimale di Belotti non fa crescere i rimpianti per un’eventuale esclusione) e Insigne sulla sinistra… ma non troppo - esattamente come si muove nel suo Napoli - per mettere a frutto il micidiale destro a giro contro avversari forti ma non abbastanza rapidi per resistere alle sue accelerazioni. Insomma, un’Italia quantomeno al posto giusto, semplice e gustosa come una ricetta all’italiana, che tutto il mondo sa apprezzare. E ogni dodici anni ci porta a una finale del Mondiale. E su questo, caro Ventura, l’impegno è preso.

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