L'Argentina insegue Maradona

Il giro infinito della Seleccion: undici ct e 139 convocati per sentirsi ancora Diego
L'Argentina insegue Maradona© ANSA
5 min
Stefano Chioffi
TagsMondialiargentinaMaradona

Cesar Luis Menotti ha smesso di disegnare schemi anche sui tovaglioli di carta dei ristoranti, raccontando un calcio romantico e visionario, come capitava durante le lunghe cene con i suoi amici della rivista “El Grafico”. Ha chiuso con la tattica e con le sigarette: passa le giornate a leggere i libri di Manuel Vázquez Montalbán e Guillermo Tejeda, ascoltando la musica di Eladia Blázquez. Carlos Salvador Bilardo, invece, vive tra le ombre della memoria, lotta da qualche anno con una malattia degenerativa, la sindrome di Hakim-Adams, e i suoi parenti gli hanno nascosto per tanto tempo la notizia della morte di Diego Maradona, come un figlio per il vecchio ct nato a La Paternal, barrio nel centro di Buenos Aires.

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'El Flaco' e 'El Doctor'

Menotti e Bilardo hanno in comune l’età, 84 anni, e un regalo che sono riusciti a fare ai tifosi argentini: il primo ha vinto il Mondiale nel 1978, battendo l’Olanda di Happel con i gol di Kempes e Bertoni; il secondo ha baciato la stessa Coppa nel 1986, in Messico, allo stadio Azteca, dopo la mano di Dios di Diego e il gol più bello nella storia del fútbol, contro l’Inghilterra. Un cerchio completato con la finale vinta sulla Germania grazie a Brown, Valdano e Burruchaga. Due monumenti per il popolo argentino: Menotti, “el flaco”, amava la letteratura e la filosofia anche quando andava in panchina. Bilardo, genitori siciliani (di Mazzarino), soprannomimato “el doctor”, è diventato allenatore dopo la laurea in medicina. Il tempo della bellezza, in Argentina, si è fermato ai loro nomi, e a quello di Maradona, l’imperatore. Da trentasei anni la Seleccion non vince un Mondiale. Bilardo sfiorò la doppietta nel 1990, all’Olimpico, contro la Germania del ct Beckenbauer. Colpa di un rigore segnato da Brehme, che ancora oggi alimenta discussioni e polemiche. Quel ricordo era una ferita anche per Diego: i fischi dello stadio durante l’inno dell’Argentina, una partita decisa dall’arbitro messicano Codesal Méndez a cinque minuti dai supplementari.

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In 32 anni 11 ct

Da allora, dal 1990 al 2022, sono stati convocati 139 giocatori. E l’Afa, la federazione, ha cambiato undici ct: Alfio Basile, Daniel Passarella, Marcelo Bielsa, José Pekerman, Diego Maradona, Sergio Batista, Alejandro Sabella, Gerardo Martino, Edgardo Bauza e Jorge Sampaoli, fino a Lionel Scaloni, che si presenta in Qatar dopo trentasei risultati utili di fila e la Coppa America conquistata nel 2021, trofeo arrivato a distanza di ventotto anni. L’unico a sfiorare il successo è stato Sabella, sconfitto nel 2014 al Maracanà di Rio de Janeiro dalla Germania: gol di Mario Götze e luci spente al 112° minuto. In Qatar andrà in scena anche l’ultimo tentativo di Messi, simbolo di tre generazioni di talenti argentini che hanno vissuto ambizioni e dolorose cicatrici, uscendo ogni volta fuori pista. La Seleccion del 1990 era ancora l’espressione di Diego, con la vecchia guardia formata da Batista e Burruchaga, accanto a due giovani in rampa di lancio, Caniggia e Balbo. Attese sbiadite anche nel 1994 negli Stati Uniti, con Maradona fermato per doping. Batistuta, Redondo e Simeone facevano parte di quella Seleccion. Così come ha lasciato in eredità solo rimpianti l’Argentina del 1998, arricchita da Veron, Crespo, Zanetti e Gallardo.

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Dedica pronta

Ritorno senza gloria nel 2002, dal Giappone e dalla Corea. Era la missione di Bielsa: da Samuel a Claudio Lopez, fino a Ortega, che prese la maglia numero dieci. Bocciatura nella fase a gironi. Poche emozioni nel 2006, con il ct Pekerman, nonostante la somma di valori: da Messi a Riquelme, da Cambiasso a Mascherano, da Tevez a Milito, da Aimar a Saviola. Viaggio terminato ai quarti di finale, come nel 2010, con Diego in panchina: una nazionale che poteva contare su Di Maria, Higuain, Aguero, oltre alla Pulga. Poi c’è stata la suggestione del 2014 con Sabella: Romero in porta, Zabaleta e Rojo sulle fasce, Demichelis e Garay al centro della difesa. Doppio mediano: Mascherano e Biglia. La fantasia di Messi, Lavezzi ed Enzo Perez, dietro a Higuain. Illusioni finite presto, invece, nel 2018, in Russia, con Sampaoli, il ct dei tatuaggi e delle t-shirt a mezza manica. Tutti a casa agli ottavi, dopo il 4-3 con la Francia: era la squadra di Dybala, Aguero, Banega, Mascherano, Otamendi, Salvio e Pavon. L’Argentina, adesso, ci riprova: nono assalto al titolo di campeon. E la dedica è pronta: per Diego.


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